Assemini ricorda il Conte Angelo Ceconi

Una giornata in memoria del talentuoso imprenditore agricolo, ad Assemini per più di quarant’anni.
Il busto del Conte Ceconi realizzato dall'artista Antonino Ruggeri e due oggetti appartenuti al Conte, donati al signor Armando Girau
Il busto del Conte Ceconi realizzato dall’artista Antonino Ruggeri e due oggetti appartenuti al Conte, donati al signor Armando Girau (foto Luca Pes)

di Carmen Corda

Mercoledì 17 aprile, presso la sala convegni dell’Hotel Grillo, si è tenuto un incontro-dibattito per ricordare la figura del Conte Angelo Ceconi, ingegnere idraulico e imprenditore agricolo, ad Assemini dal 1902 al 1944. Figlio primogenito del Conte Giacomo Ceconi, mostra fin dalla giovane età «talento organizzativo e intelligenza tecnica», doti che gli consentiranno di apportare importanti innovazioni tecniche e tecnologiche nel settore agricolo e di lasciare nel nostro territorio un’impronta di cui oggi si parla troppo poco – lamenta Dionigi Carboni – promotore dell’iniziativa. Oggi – insiste – si ha una scarsa conoscenza della storia locale, soprattutto per il fatto che nelle scuole si tende a privilegiare i viaggi nella penisola a discapito delle gite scolastiche sul territorio.

Dell’importante lascito di questa nobile figura, famosa anche per la sua eleganza di gentiluomo, hanno riferito il professor Hans Kitzmüller, autore di un importante studio dedicato al Conte Ceconi (Edizioni Braitan, 2010) e il professor Walter Pinna, Ordinario di Scienze Agrarie e Veterinarie presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari.

«Bellezza, armonia ed equilibrio tra attività umana e natura» sono forse tra gli insegnamenti più importanti del Conte Ceconi – evidenzia il professor Kitzmüller: «una parte importante della memoria storica del nostro territorio, forse non adeguatamente conservata e valorizzata». Al Conte, che aveva acquistato nel 1902 l’azienda della famiglia Orrù-Paderi e con essa la casa padronale, si deve – tra le altre cose – la diffusione del commercio del latte vaccino, fino a quel momento secondario rispetto al commercio e al consumo del latte di pecora.

Il professor Pinna si rivolge soprattutto agli alunni della Scuola Pascoli-Nivola, presenti in sala e destinatari privilegiati dell’incontro. Del Conte, «un imprenditore agricolo con la propensione all’approfondimento e al trasferimento tecnologico» sottolinea la grande passione per i cavalli e la sua conoscenza con Federico Caprilli, colui che traccia le linee della moderna equitazione, ideatore del “Sistema Naturale di Equitazione” che si basa sul principio di valorizzazione del cavallo al quale deve essere consentito un movimento che sia il più naturale possibile. Ricorda nel suo intervento i tre importanti compiti dell’Università: «la didattica, la ricerca e la cosiddetta “terza missione” che implica uno stretto rapporto con il territorio. È anche compito dell’Università trasmettere la memoria storica». Un compito spesso dimenticato dall’Istituzione che viene accusata – forse non a torto – di autoreferenzialità.

Da sinistra: il professor Hans Kitzmüller, Dionigi Carboni, il professor Walter Pinna e l'artista Antonino Ruggeri
Da sinistra: il professor Hans Kitzmüller, Dionigi Carboni, il professor Walter Pinna e l’artista Antonino Ruggeri (foto Luca Pes)

Anche la scuola deve fare la sua parte, per quanto i programmi ministeriali impegnino tempi e spazi, limitando le iniziative e i buoni propositi dei docenti: «Noi abbiamo iniziato un percorso in questa direzione, soprattutto con le seconde classi, perché è con loro che possiamo programmare un lavoro di più lungo periodo» dice la professoressa D’Amico che ha accompagnato i suoi studenti alla mattina di studio.

Come si conserva la memoria storica, dunque? «Forse sarebbe opportuno che l’Amministrazione intitolasse almeno una piazza al Conte!», suggerisce timidamente uno dei giovani partecipanti. Certo, ma la restituzione della storia di un territorio e la trasmissione della memoria storica non possono risolversi nella intitolazione di una via o di una pizza, piccole o grandi che siano. Servono iniziative di testimonianza attiva che si fanno tanto più necessarie e urgenti se si considera adeguatamente il fatto che non potremo sempre contare sulla testimonianza diretta di chi oggi è depositario di quel pezzo della nostra storia.

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