Il caldo notturno e l’incubo della neuro riabilitazione perfetta nella clinica convenzionata

di Giuliana Mallei

La stagione estiva non è per tutti un periodo di divertimento e spensieratezza, i problemi non vanno in vacanza, e soprattutto non hanno una stagione. Il caldo però comporta spesso notti in bianco, oppure sonni agitati e incubi che, al nostro risveglio, sembrano veritieri e reali.

Supponiamo di sognare che, per un evento improvviso, un nostro anziano parente si ritrovi catapultato in una Stroke Unit per un soccorso d’emergenza e tempestivo; ipotizziamo che tale intervento sia efficace, professionale e adeguato perché la struttura (pur essendo pubblica) ha avuto l’accortezza di pianificare un protocollo efficace, con almeno quattro medici specialisti, sempre presenti, e con una task force di infermieri altamente qualificati (con un rapporto di 4 a 6 rispetto ai pazienti) e che siano affiancati da un supporto concreto di altrettanti OSS. Immaginiamo che, dopo un adeguato periodo all’interno di tale reparto, il nostro anziano parente possa essere dimesso per affrontare una terapia riabilitativa intensiva, al fine di ottenere un buon recupero funzionale. La famiglia dell’anziano, a questo punto, potrebbe pensare di riportare a casa il proprio congiunto, ma le viene caldamente suggerito il trasferimento in un’altra struttura ricettiva, convenzionata col Sistema Sanitario Regionale, al fine di fare tutto il percorso riabilitativo intensivo di cui necessita.

I parenti del paziente, pensando di agire nell’interesse del proprio caro, accettano di trasferirlo in una delle strutture suggerite.

Presumiamo che la struttura riabilitativa si presenti come un hotel di lusso, dove tutto è grandemente curato nei minimi dettagli: parquet, rifiniture, poster raffiguranti luminosi paesaggi, arredi raffinati, sale di ricevimento, infermieri, fisioterapisti e OSS con divise multicolore, gentilezza e cortesia sovrabbondanti nell’accoglienza. Sogniamo una presa in carico, dell’anziano paziente, da parte di uno staff medico molto interessato e dall’aria competente e professionale che, molto diligentemente prende appunti e tiene in grande considerazione la documentazione giunta dalla Stroke Unit pubblica.

E se, come per Cenerentola, allo scoccare della mezzanotte, la carrozza/struttura riabilitativa, tornasse ad essere una zucca? Immaginiamo che dopo 24 ore la nostra percezione di fiducia inizi a vacillare, perché una serie di dettagli insinuano alcune perplessità che, con il trascorrere delle ore, diventano angosce. Giunti alle 48/72 ore, supponiamo, che le nostre paure divengano sospetti sconvolgenti e ci portino a riflettere. Da un calcolo approssimativo, sembrerebbero presenti nel reparto, 40 degenti allettati e bisognosi di assistenza continua di tipo infermieristico (ad esempio somministrazione di farmaci, clisteri con sonda ecc.) e assistenziale da parte degli OSS (lavaggio personale, cambio panno, sostituzione sacca catetere, alimentazione ecc), ma gli infermieri presenti ad ogni turno sono solo 2, così come gli OSS, con un rapporto quindi di un infermiere ogni 20 pazienti (e anche di 1 OSS ogni 20 pazienti).

Immaginiamo ancora che il nostro congiunto dimostri chiari sintomi di malessere perché i suoi bisogni fisiologici non sono adeguatamente monitorati e che, nel week end, la sua situazione inizi a mostrarsi critica. In considerazione dell’Art. 32 della Costituzione Italiana e degli articoli 1, 3 e 25 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (o Carta di Nizza), supponiamo di chiedere che un medico visiti il nostro caro, ma gli infermieri manifestano espressioni di panico a tale richiesta. Supponiamo che le nostre insistenze cadano nel vuoto e che ci venga in mente di chiedere, per iniziativa autonoma, ufficialmente alla reception della struttura che il medico di guardia si presenti al cospetto del paziente per garantirgli quanto previsto dagli articoli normativi sopra citati.

Immaginiamo che la nostra angoscia venga momentaneamente attenuata dalla gentilezza del giovanissimo medico di guardia, dall’aspetto del neo laureato con poca esperienza (unico per l’intera struttura di più piani, come se anche gli ammalati, e le loro patologie, nel week end potessero andare in vacanza).

Ma la nostra immaginazione corre veloce e ci sembra che il fumo, gettatoci negli occhi al momento dell’accoglienza, si diradi sempre più sospettiamo che il cibo possa essere inadeguato per un paziente disfagico, poiché gli viene presentato ad una temperatura altissima, quando in realtà i disfagici percepiscono di avere qualcosa nel cavo orale solo se è freddo, inoltre abbiamo la sensazione che chi è anziano, e per di più colpito da emiparesi, non possa alimentarsi autonomamente, ma abbia bisogno dell’aiuto di qualcuno, infatti ci sembra di vedere gli OSS sfrecciare da una stanza all’altra e somministrare qua e là qualche cucchiaiata agli ammalati nelle diverse stanze. Abbiamo inoltre l’impressione che, sia gli OSS che gli infermieri, abbiano i minuti contati per distribuire il cibo, somministrarlo e ritirare gli avanzi dopo il pasto. Ci sembra che il loro carico lavorativo disattenda in particolare l’art. 31 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, ma anche gli articoli 28 , 35 e 36 della Costituzione Italiana.

Supponiamo infine che la nostra richiesta, per altro esaudita, di ottenere una consulenza medica nel week end, abbia comportato un ammonimento verbale da parte della Dirigenza Sanitaria della struttura nei confronti degli infermieri in servizio che, nei limiti dell’umano possibile, sembrano svolgere le loro mansioni con professionalità.

Ipotizziamo ancora che la neuro riabilitazione intensiva promessa, non avvenga in modo adeguato perché l’anziano degente non risponde in modo immediato agli stimoli veloci a cui viene frettolosamente sottoposto, in considerazione dell’inadeguato e insufficiente numero dei fisioterapisti e logopedisti, anch’essi sottoposti ad un carico di lavoro che disattende tutti gli articoli sopra menzionati.

Infine immaginiamo che nessuno dei medici, fattisi carico dell’anziano paziente al momento del suo ricovero, sia in possesso della specializzazione necessaria per occuparsi in modo professionalmente adeguato di un paziente colpito da problematiche neurologiche, ma dall’alto della loro supponenza altezzosa, disprezzino con atteggiamenti da dei dell’Olimpo chiunque chieda spiegazioni e/o attenzioni professionali appropriate per gli indifesi degenti a loro affidati.

L’angoscia onirica aumenta ulteriormente quando ipotizziamo i costi che tale struttura comporta, denaro pubblico che la Regione versa puntualmente: e se questi soldi non venissero utilizzati per intero al fine di garantire ai pazienti l’assistenza di cui hanno diritto? La voce del sonno tormentato evoca alla mente cifre incredibili: 6 mila euro al mese per ogni degente, ma il tormento angoscioso suppone che possa trattarsi di una cifra doppia. E’ proprio un brutto incubo! Il risveglio giunge di soprassalto, proprio nel momento in cui le visioni oniriche ci suggerivano di restituire dignità al nostro congiunto, riportandolo a casa per assisterlo e proteggerlo, ma questo forse sarà un altro ipotetico sogno che accompagnerà le supposizioni di un altro incubo notturno che, probabilmente, si presenterà in una delle prossime notti di caldo afoso che ancora ci aspettano.

Ovviamente ogni riferimento a fatti, luoghi e persone è puramente casuale.

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