Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico

Un problema oramai radicato nell’agenda politica di numerosi partiti e governi, un tema scottante e molto importante del quale sentiamo parlare quotidianamente ma che conosciamo, spesso, troppo poco. I ghiacciai si sciolgono, le temperature aumentano, il livello del mare si innalza vertiginosamente e un numero sempre maggiore di disastri ambientali si verifica in diverse parti del mondo. Tutti fattori, questi, riconducibili ad un unico, grande fenomeno: il riscaldamento globale.

a cura di Alessio Caria

Le prime ricerche sul tema risalgono alla fine del diciannovesimo secolo con lo studioso svedese Svante Arrhenius che propose una tesi innovativa secondo cui il clima di una determinata zona del nostro pianeta è marcatamente influenzato dalla presenza di anidride carbonica nell’aria. Il riscaldamento globale è infatti dovuto, principalmente, all’aumento delle concentrazioni nell’atmosfera non solo di quest’ultima ma, in generale, di tutti quei gas definibili come “serra”, così detti per via della loro capacità di catturare il calore del sole e di impedirgli di ritornare nello spazio, processo che rinveniamo proprio nel caso delle strutture adibite alla crescita di piante e fiori.

In generale, la CO2 è responsabile del 63% del riscaldamento globale mentre gli altri gas serra, nonostante la loro minore emissione, spesso catturano il calore mille volte di più rispetto al primo. Esistono difatti diverse tipologie di questi gas come il metano (CH4), l’esafluoruro di zolfo (SF6), il protossido di azoto (N2O) e lo stesso vapore acqueo (H2O) con la produzione di alcuni tra essi che è legata soprattutto ad attività di matrice strettamente antropogenica.

La deforestazione scellerata messa in atto dall’uomo, ad esempio, svolge un ruolo chiave nel processo di produzione. Le piante, infatti, sono importanti nell’assorbimento continuo di anidride carbonica dall’atmosfera, azione che risulta impossibile nel momento in cui grandi estese di alberi vengono totalmente rase al suolo per far spazio a centri urbani o strutture costruite dall’uomo. Non meno importante nel quadro generale del riscaldamento globale l’allevamento intensivo, la combustione di fossili per la produzione di energia e le discariche, decisive nell’aumento della presenza di metano nell’aria.Il cambiamento climatico è dunque, come detto, un problema tangibile capace di interessare ogni zona del nostro pianeta con effetti e fenomeni differenti. Le temperature rischiano di aumentare vertiginosamente con gli studiosi che prevedono la possibilità di un aumento di ben 4 gradi centigradi delle temperature mondiali previsto per l’inizio del prossimo secolo. Un numero spaventoso se si considera che l’obiettivo dovrebbe essere quello di mantenere l’aumento delle temperature medie del nostro pianeta entro o intorno ai 2 gradi Celsius.
A tutto ciò sono certamente correlate delle conseguenze disastrose per la Terra. I ghiacciai si sciolgono generando un aumento del livello degli oceani e dei mari che potrebbero innalzarsi per più di 18-59 cm entro i prossimi cento anni rischiando di sommergere interamente alcune aree del globo. Nell’Europa centro-meridionale, ad esempio, quella spesso denominata come parte mediterranea del continente, sono sempre più frequenti le ondate di calore, i periodi di siccità e gli incendi forestali che si alternano spesso ed inspiegabilmente ad improvvise alluvioni e piogge torrenziali. Questi fenomeni causano non pochi disagi alla popolazione, soprattutto nelle zone urbane, dove le infrastrutture e le comuni abitazioni sono esposte a più riprese a pericoli elevati con ingenti costi per l’economia legati anche alle difficoltà riscontrate in un ambito come quello dell’agricoltura.
I cambiamenti climatici sono poi chiaramente legati all’estinzione di svariate specie animali, non predisposte alla vita in zone caratterizzate da elevate temperature e incapaci di migrare altrove. Alcune stime prevedono ad esempio che la popolazione di orsi polari attualmente presente sul nostro pianeta possa rischiare di essere decimata del 30 % a causa degli effetti del clima.

Strettamente connesso al tema del riscaldamento globale vi è poi quello dell’inquinamento. Le ingenti quantità di gas serra nell’atmosfera infatti non solo aumentano la temperatura del nostro pianeta ma, al contempo, rendono l’aria molto difficilmente respirabile per noi esseri umani e ci espongono quotidianamente a pericolosi rischi per la nostra salute. I dati sono spaventosi: l’inquinamento atmosferico uccide sette milioni di persone all’anno con il 90 per cento della popolazione del nostro pianeta che abita attualmente in aree dove l’inquinamento è nettamente sopra i livelli standard. Recenti studi hanno inoltre collegato gli elevati livelli di inquinamento a malattie respiratorie, diabete, ictus e infarti.

Ma se la situazione è così drastica, come si sta cercando di risolvere il problema?
La soluzione migliore sarebbe quella di limitare la produzione di gas serra. Per questo motivo molti paesi si stanno impegnando nella ricerca e nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabili quali, ad esempio, quelle solare ed eolica. Paesi altamente inquinati come la Cina e l’India si stanno attrezzando per cercare di migliorare la situazione a tal proposito. Nel primo caso, ad esempio, si stima che le fonti rinnovabili potrebbero coprire a breve la produzione totale di energia elettrica del paese. Un’ottima notizia se solo si pensa che nella top ten dei centri abitati più inquinati del mondo cinque città siano indiane e due cinesi.

Il Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio del 2005, è il primo trattato internazionale siglato con l’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni di gas dei principali paesi industrializzati. Nonostante un iniziale rifiuto nei confronti del trattato da parte del Senato e di George W. Bush, gli Stati Uniti hanno poi svolto un ruolo importante nella riduzione dell’inquinamento soprattutto a partire dalla presidenza Obama.

Per quanto concerne l’Europa in particolare, i vari paesi si sono posti come obiettivo da perseguire e raggiungere entro il 2020 la riduzione del 20 % delle emissioni di gas rispetto ai valori registrati negli anni 90. Siamo nell’ambito della strategia Europa 2020 sulla base della quale numerosi stati membri si stanno impegnando a migliorare la situazione dal punto di vista dell’inquinamento non solo all’interno dei propri confini mediante la cosiddetta “condivisione dello sforzo” ma, al contempo, sfruttando la possibilità di scambio di quote di gas serra tra di essi. Come nel caso di India e Cina, anche molti paesi europei si stanno impegnando nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Per quanto concerne il caso italiano, ad esempio, secondo quanto evidenziato dal Renewables 2018 Global Status Report, il resoconto sulle energie rinnovabili utilizzate dai vari paesi nel 2018, la penisola è quinta nel mondo nella particolare classifica delle strutture adibite alla ricezione di energia solare con un buon sfruttamento inoltre di energia idroelettrica ed eolica.

L’obiettivo generale europeo è quello di riuscire a ridurre di un buon 40 % le emissioni totali di gas serra rispetto al 1990 entro il 2030. Un fine perseguire a tutti i costi se si vuole cercare di svolgere un ruolo chiave nel tentativo di miglioramento delle condizioni del nostro pianeta, per troppo tempo messo a dura prova dal comportamento scellerato dell’essere umano.

Fonti
https://www.wwf.it/il_pianeta/cambiamenti_climatici
https://ec.europa.eu/clima/change/causes_it#tab-0-0
https://ec.europa.eu/clima/change/consequences_it
https://www.lifegate.it/persone/news/cambiamenti-climatici-cause-conseguenze
http://assets.wwfit.panda.org/downloads/Clima_avanti_con_Parigi.pdf

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