Ilva, se ArcelorMittal va via crolla anche la Sanac di Macchiareddu

di Francesca Matta

Taranto. È iniziato lo sciopero di 24 ore di Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico dell’Ilva e negli altri stabilimenti del Gruppo ArcelorMittal. Il governo ha dato 48 ore di tempo alla multinazionale per proporre una soluzione alternativa all’abbandono della fabbrica, mentre gli operai chiedono il ritiro delle “condizioni provocatorie” da parte dell’azienda: lo scudo penale in primis.

Non si esclude, in ogni caso, la nazionalizzazione dell’impianto. “Non vedo perché parlare di rischio. E’ stato un errore privatizzare il settore della siderurgia”, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. D’altra parte il premier Giuseppe Conte ha chiesto un colloquio al Colle durante il quale Sergio Mattarella ha chiesto una soluzione tempestiva. Nel caso in cui non si trovasse l’accordo, si è lasciato intendere, si tornerà al voto.

Ma a dirsi preoccupati, come riportato dal quotidiano regionale L’Unione Sarda, sono anche gli operai dello stabilimento Sanac di Macchiareddu, che produce refrattari utilizzati proprio negli altiforni dell’Ilva. Si parla di circa 70 dipendenti diretti a rischio e una trentina nell’indotto, oltre che quelli degli altri tre stabilimenti Sanac presenti nella penisola: Gattinara, Massa, Vado Ligure. Se ArcelorMittal lascerà il campo, dunque, la fabbrica sarda resterebbe quasi interamente senza commesse dato che la maggioranza della produzione viene assorbita dall’azienda di Taranto.

Di più, per i dipendenti Sanac è prevista una cassa integrazione straordinaria e proprio di questo si discuterà il 13 novembre al ministero dello Sviluppo economico. La sottosegretaria Alessandra Todde è intervenuta a riguardo, durante l’incontro con i lavoratori allo stabilimento di Massa: “Alle aziende straniere che arrivano in Italia dobbiamo ricordare che il rispetto per il nostro Paese e delle nostre regole è fondamentale.”

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