Vulcano intervista i candidati consiglieri: Carlo Maramarco e Modesto Fenu (Partito dei Sardi)

di Matteo Portoghese

 

Carlo Maramarco e Modesto Fenu (Partito dei Sardi) hanno partecipato assieme all’incontro-dibattito svoltosi mercoledì 20 febbraio 2019 presso la nostra redazione a Decimomannu. Il decimese Maramarco è candidato a Iglesias mentre Fenu è candidato nei territori coperti dal nostro periodico. 

Perché ha scelto di candidarsi e perché gli elettori dovrebbero votare il suo candidato Presidente?
Maramarco: La mia a Iglesias è una candidatura di servizio. In quanto coordinatore del Partito dei Sardi nell’area di Cagliari, mi è stato chiesto di candidarmi ed è per questo che è qui con me Modesto Fenu, candidato nel nostro territorio e persona che avrete modo di apprezzare. La candidatura e la proposta nascono perché… ci vuole coraggio. Serve avere coraggio: l’alternanza centrodestra, centrosinistra, centrodestra, centrosinistra a oltranza non ha portato frutti. Nell’ultima legislatura, siamo stati per un certo periodo al governo, col nostro attuale candidato presidente Paolo Maninchedda che era in giunta come assessore ai lavori pubblici, ma già da oltre due anni in quanto non soddisfatti dell’azione amministrativa della giunta si è dimesso. Un gesto tra l’altro da non sottovalutare perché viviamo in un momento storico in cui la gente non si dimette da nulla. Quella della candidatura è insomma una scelta di coraggio, mi sono messo al servizio del partito e di Paolo (Maninchedda); una scelta sintetizzata dal nostro slogan: per cambiare qualcosa bisogna cambiare tutto. È vero che siamo indipendentisti, come partito, ma l’indipendenza non fa parte del nostro programma amministrativo adesso; riteniamo che ora ci si debba concentrare sull’acquisizione, da parte della Regione Sardegna, di determinati poteri che attualmente ahimè appartengono allo stato. Ciò impedisce nella stragrande maggioranza dei settori di arrivare a soluzioni che siano graditi alla gente. Alla Sardegna servono maggiori poteri nel rapporto con lo stato: solo così potremo esigere le cose che servono ai sardi.

Lavoro: ci illustri il vostro programma.
Fenu: Siamo una forza indipendentista di governo e facciamo del pragmatismo la nostra proposta politica. Ai cittadini vanno date delle soluzioni immediata circa il problema del lavoro e del reddito delle famiglie dei sardi; lavoriamo su soluzioni nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Una delle priorità è il miglioramento della qualità ambientale: la Sardegna è stata in passato e lo è ancora una regione “forestata” ma c’è bisogno di un nuovo piano di “forestazione produttiva”, per esempio utilizzando gli svariati milioni di euro che il governo ci trattiene ingiustamente. A tal proposito il governo Renzi aveva promesso di intervenire ma poi non lo ha fatto, privandoci di risorse che sono proprie dei sardi; avremmo potuto con tali risorse, tra le altre, creare migliaia di posti di lavoro. Inoltre, bisogna far capire ai sardi che abbiamo bisogno di creare ricchezza e gli unici che possono assorbire gli oltre 200 mila sardi disoccupate sono le imprese private; la più grande ricchezza della Sardegna è il tessuto produttivo delle piccole imprese. Per fare ciò, bisogna metterle in condizione di operare al meglio, di pari opportunità rispetto alle imprese italiane ed europee. I sardi devono poter attuare una fiscalità di compensazione che consenta alle nostre imprese di accumulare ricchezza con pari opportunità rispetto agli altri. Uno strumento, tra i vari, può essere la zona franca; essa può aiutare ma bisogna capire che la vera zona franca è quella “estero su estero”: materie prime che arrivano dall’estero vengono trasformate in Sardegna e poi hanno una destinazione estera. Lo stesso governo centrale, anche in questo caso, non ha mai firmato il decreto definitivo di attuazione della zona franca: ecco perché noi del Partito dei Sardi diciamo che la Sardegna deve essere messa nelle condizioni di governarsi da sola. Io, che come molti altri che appoggiano Paolo Maninchedda e credono in lui e nel suo progetto, provengo dal mondo politico moderato. Ecco: se un moderato decide di appoggiare un progetto simile vuol dire che c’è davvero bisogno di cambiamento. L’altra grande partita riguarda il settore agro-alimentare; va stimolata la produzione di prodotti locali e creato un secondo marchio che certifica la provenienza della materia prima prodotta in Sardegna per i nostri prodotti d’eccellenza. La Sardegna infine ha bisogno di formare venditori, per completare quel necessario ciclo di produzione-occupazione-creazione di ricchezza-vendita.

Opere Pubbliche: cosa non va in Sardegna e cosa intendete proporre di nuovo?
Maramarco: Proprio sulla falsariga e sulle sinergie messe in gioco durante il primo periodo dell’amministrazione Pigliaru, nella quale il nostro attuale candidato presidente era assessore ai lavori pubblici, dobbiamo ripartire, dalle cose buone fatte.  Per esempio, è stata varata la nuova legge sugli appalti, che tutela i prodotti e i produttori sardi e semplifica le procedure dei lavori; il vero dramma infatti è terminare i lavori pubblici, che diventa sempre un’odissea, con tempi lunghissimi. Su questo abbiamo lavorato e abbiamo fatto una proposta, che è stata approvata, e vogliamo continuare a lavorare in tal senso. Chiaro che tutto è perfettibile ma è su questa linea che vogliamo spingere, anche in risposta agli stimoli degli amministratori locali. Abbiamo inoltre varato il più grande piano mai messo in atto dalla Regione Sardegna per il miglioramento dell’efficienza degli edifici pubblici (65 milioni di € dell’Unione Europea). Entrando nel dettaglio del territorio di Decimomannu e dintorni, sono stati fatti grandi passi in avanti per la messa in sicurezza dell’incrocio della 130; ma anche qui, nonostante le cose siano finalmente arrivate a una soluzione, esce sempre il medesimo problema: i vari step (progettazione, finanziamento, realizzazione) purtroppo non sono in mano alla Sardegna ma all’ANAS e quando ti confronti con le strutture dello stato ti scontri col grande problema, che non abbiamo il potere di . La nostra proposta è quella di istituire l’ANAS sarda: capiamo meglio di altri i nostri problemi e possiamo risolverceli. 

Politiche giovanili: come sarà possibile arrestare la fuga dei nostri giovani e come promuovere occupazione e formazione?
Fenu: La politica degli ultimi anni, con questa alternanza passiva tra destra e sinistra, ha portato i nostri giovani a perdere speranza. Così, la formazione scolastica che i nostri ragazzi hanno avuto e hanno ancora, spesso in modo superficiale, li porta a fine percorso scolastico a essere “lanciati” nel purgatorio a cercare lavoro; ciò li pone in una situazione di disagio, perché sono costretti come ad aspettare che qualcosa accada. Diversamente accade invece in molti stati d’Europa, dove nella formazione dei giovani ci si concentra sulla capacità di crearsi il lavoro; sviluppano nei giovani, che sono la forza propulsiva di ogni popolo e deve essere così, la capacità di concentrarsi sulla propria freschezza e sulle proprie capacità. Purtroppo ora come ora non abbiamo il potere di migliorare la formazione dei nostri giovani, perché questo potere – come altri – ce lo ha Roma, che decide i programmi scolastici. Abbiamo necessità di formare i giovani a “saper fare” e questo va fatto assieme alla tutela delle nostre imprese, che devono tutti gli aiuti (sgravi, agevolazioni, ecc.) per creare occupazione in Sardegna. Poi abbiamo un’altra visione: la nostra isola è stata nazione ancor prima che lo diventasse l’Italia (anche se ciò ora ci viene negato) e bisogna entrare nella logica della globalizzazione. Non spaventiamoci che i nostri giovani vadano anche all’estero in cerca di migliori opportunità, l’importante è che si sentano e continuino a sentirsi radicati nella propria cultura; vogliamo cioè che si sentano donne e uomini di cittadinanza sarda ma anche cittadini del mondo, e poi magari riportino qui le competenze apprese all’estero. Questo cambio di mentalità può permettere ai giovani di sentirsi soddisfatti e di continuare ad appartenere alla loro terra, alla loro isola; tale mentalità toglierà loro quell’insicurezza che purtroppo lo stato italiano ha innestato in loro.

Continuità territoriale: siete soddisfatti di quella attuale? Come migliorarla?
Maramarco: Potrà migliorare quando i sardi avranno finalmente il potere di decidere certe cose. Le competenze, infatti, relative alla materia dei trasporti sono purtroppo in mano allo stato italiano, nonostante quanto previsto dall’articolo 53 dello statuto della Regione Sardegna. Il nostro è un diritto alla mobilità e invece la nazione italiana, tra l’altro con nostri soldi, fa passare la continuità come un servizio; invece è un diritto ed è questo il potere che i sardi devono acquisire in questa come in altre materie. La nostra proposta è l’istituzione di un’authority dei trasporti gestita dai sardi per i sardi. 
Fenu: Oltre a quanto detto da Carlo, aggiungo che come partito dei sardi, vogliamo quanto prima che nasca l’assessorato agli esteri. Non è infatti ammissibile che una terra come la nostra, al centro del Mediterraneo, non possa dialogare autonomamente con tutte le nazioni d’Europa, con tutte le sponde del Mediterraneo. 

 

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