Assemini. Chemical Bros, Fluorsid e disastro ambientale

 

di Carlo Manca

 

Massimiliano Mazzotta è tornato. L’autore del pluripremiato documentario Oil questa volta concentra le sue ricerche sulla Fluorsid di Macchiareddu.

Nel 2017, dopo anni di indagini della Forestale, il sostituto procuratore Marco Cocco indaga sedici persone e ne arresta subito sette, in gran parte dirigenti legati alla Fluorsid. Pesanti le accuse: associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale.

Nel 2019 gli indagati rimanenti patteggiano ventitre mesi. A questo si aggiunge l’impegno della società a investire oltre venti milioni di euro nella bonifica.

Tommaso Giulini, essendo impegnato alla giuda del Cagliari Calcio, ha dichiarato che non era al corrente della condotta criminale dei dirigenti, anche se questa condotta procurava alla sua società enormi guadagni.

Dalla lettura delle carte si presume che gli indagati abbiano provocato l’avvelenamento di decine di ettari nella zona di Macchiareddu inclusi terreni, falde idriche e fondali lagunari, gettando fanghi acidi, amianto e altre sostanze non depurate.

In effetti i primi rumors sull’inquinamento causato dalla Fluorsid risalgono ormai a molti anni fa, quando alla guida della società c’era ancora il conte Carlo Giulini, padre di Tommaso.

L’area però è sotto indagini da tempo anche per diverse altre società tra cui 3M, Enichem, Eni e la raffineria Saras che ultimamente sono di nuovo sotto l’attenzione della Procura sempre per reati ambientali.

Il diffuso inquinamento ovviamente ha avuto pesanti ripercussioni in tutte le attività della zona, dalla pesca all’allevamento. I pastori denunciano centinaia di casi di bestiame con malformazioni e i pescatori difficoltà nella vendita di pesci e molluschi. Molti cittadini che abitano le zone limitrofe  lamentano da decenni aria irrespirabile e polveri sottili. A questo poi si aggiunge il caso Ichnusa.

La nota azienda produce in uno stabilimento nelle immediate vicinanze della Fluorsid e pesca l’acqua dalle falde limitrofe. Nel 2019 un cittadino cagliaritano ha fatto analizzare una bottiglia di birra dichiarandola fatta in casa, segnando data e lotto. Risultato 4.8 mg/l di fluoruri, tre volte sopra il limite. Poco dopo ha fatto ripetere l’esame ad un secondo laboratorio, risultato 27.7 mg/l. Ritorna al primo laboratorio e anche questa volta siamo sopra, 3.5 mg/l.

Nel sito della nota birra si dichiara che l’acqua utilizzata per la produzione viene da una falda ad oltre 50 m di profondità, è di altissima qualità già alla fonte e poi viene ulteriormente purificata prima dell’utilizzo. Negli ultimi 5 anni è stata analizzata oltre 50 volte da laboratori certificati e i risultati sono stati sempre eccellenti. L’acqua è un ingrediente determinante per la produzione della birra e l’azienda dichiara di dedicarci da sempre la massima attenzione possibile.

In questo come negli altri aspetti citati nel documentario dove sia la verità probabilmente non si  saprà mai con certezza. L’impressione generale però è che nonostante gli arresti e le promesse di bonifica la situazione reale sia molto più grave di ciò che è emerso fino a oggi.

Il lavoro di Mazzotta ha il grande pregio di ricordare a tutti che tollerare anche indirettamente condotte di questo tipo significa condannare non solo l’ambiente ma anche la nostra intera comunità.

I fatti parlano chiaro, dopo 60 anni di promesse e investimenti che arricchiscono solo i ricchi ci ritroviamo ad essere sempre l’ultima regione d’Italia dal punto di vista economico ma con in più un territorio dalla bellezza straordinaria continuamente devastato dall’inquinamento e dagli smaltimenti abusivi.

 

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Ad Assemini: Gioielleria Ivano Melis, Ottica Cadoni

A Decimomannu: Macelleria Murtas, Parafarmacia dott.sssa Locci, Enoteca Paolo Melis

A Uta: Pizzeria Su Prexiu, Frutta e Verdura Su Contadinu, Gomme Cossu

A Villaspeciosa: Bar Firinu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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