Astensionismo: protesta silenziosa o resa civile?
Quando non votare diventa una scelta politica
di Luisa Mura
C’è una frase che si sente sempre più spesso, soprattutto tra giovani e adulti disillusi:
“Non voto perché tanto non cambia niente.”
Non è una frase vuota.
È una frase stanca.
Ed è proprio da questa stanchezza che nasce l’astensionismo.
Negli ultimi anni sempre meno persone vanno a votare.
Non solo in Italia, ma in quasi tutte le democrazie occidentali.
Alle elezioni, ai referendum, alle consultazioni locali.

Le percentuali scendono, lentamente ma in modo costante.
E con loro scende anche qualcosa di meno visibile: la fiducia.
Ma cosa significa davvero non votare?
È solo disinteresse?
È protesta?

È rassegnazione?
Perché sempre più persone non votano.
Le ragioni sono molte e spesso legittime: “Non mi sento rappresentato da nessuno”, “Promettono e poi non mantengono”, “Sono tutti uguali”, “La politica è lontana dalla vita reale”.
C’è chi non vota per rabbia, chi per sfiducia, chi per indifferenza, chi per protesta.
Molti non si sentono esclusi: si sentono traditi.
E questo è un punto cruciale: l’astensionismo non nasce dal vuoto, ma da una relazione spezzata tra cittadini e istituzioni.
Il problema è che non votare non è neutrale
Qui arriva la parte più scomoda.
Non votare non blocca il sistema.
Non sospende la politica.

Non “azzera” le decisioni.
Semplicemente, lascia che decidano gli altri.
Ogni legge, ogni taglio, ogni scelta su scuola, sanità, lavoro, diritti, viene comunque presa.
Il potere non resta vuoto: viene riempito. Sempre.
E quando vota solo una parte della popolazione, quella parte pesa molto di più di quanto dovrebbe.
In altre parole: anche non scegliere è una scelta. Ma è una scelta che consegna potere a qualcun altro.
Morale: è politica.
L’astensione può essere: un segnale di allarme, una richiesta di cambiamento, una forma di rifiuto consapevole.
Ma può diventare anche: una resa silenziosa, un’abitudine, una normalizzazione dell’esclusione.
Il confine è sottile. E spesso dipende da una cosa sola:

dopo aver smesso di votare, smettiamo anche di partecipare?
Perché la vera alternativa al voto non è il divano.
È l’impegno, in altre forme:
associazioni
volontariato
sindacati
movimenti
informazione
confronto
Se non voti e non partecipi, qualcun altro lo farà al posto tuo.

E non è detto che lo farà anche per te.
Una domanda scomoda, ma necessaria.
Se domani il diritto di voto venisse tolto, protesteremmo.
Ma quando siamo noi a smettere di usarlo, spesso non ce ne accorgiamo nemmeno.





