Conferenza sulla Storia di Decimoputzu attraverso i documenti d’archivio. Introduzione all’ottocento. Martedì 24 marzo ore 17.15

Università del Territorio – Decimoputzu

Martedì 24 marzo 2026 – ore 17,15

presso il Centro Socio Culturale in Decimoputzu si terrà l’iniziativa culturale, dal titolo:

 

“La conferenza verterà sull’ultimo decennio del Settecento e il primo cinquantennio dell’Ottocento in Sardegna, le cui vicende politiche coincidono con le fasi iniziali e centrali del Risorgimento italiano”

 

É questo un periodo storico di fondamentale importanza nell’attuazione dei processi di riforma sociale ed economica che incideranno in maniera irreversibile sul futuro dell’isola per giungere fino ai giorni nostri.

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Dopo la sarda rivoluzione degli anni 1793-96 ed il tentativo fallito dell’Angioy di realizzare la Repubblica sarda con il sostegno francese, seguì una sistematica azione di durissima repressione dei rivoluzionari prima nel sassarese (1802) e successivamente Cagliari (1812), proprio nel periodo in cui la corte sabauda, incalzata dalle truppe napoleoniche in Piemonte, fu costretta a lasciare Torino e a trasferirsi a Cagliari (1799), dove sarebbe rimasta fino al 1814.

A partire dagli anni Venti dell’Ottocento, in un clima pre-risorgimentale vengono avviate in Sardegna importanti riforme, quale l’Editto delle Chiudende (1820-23), l’abolizione del regime feudale (1835-38) ed infine la Fusione del Regno di Sardegna con gli Stati di Terraferma (1847/48), nella cui iniziativa, tra gli altri, ebbe un ruolo di rilievo il Consiglio civico di Cagliari.

La concessione dello Statuto Fondamentale del Regno d’Italia del 4 marzo 1848 (c.d. Statuto Albertino) che Carlo Alberto intese come legge fondamentale, perpetua e irrevocabile della Monarchia rappresentò un progresso decisivo dall’assolutismo allo Stato di diritto, ma manifestò ben presto le proprie fragilità strutturali.

Il primo cinquantennio dell’Ottocento è pertanto di singolare interesse per la riflessione storico-politica riguardante l’isola: gli interventi legislativi ed istituzionali imposti dal Piemonte, giudicati da subito insufficienti da larga parte delle élite regionali, andranno infatti ad innescare lunghe polemiche e dibattiti parlamentari che, seppure nelle diverse incoerenze e contraddizioni politico-ideologiche, daranno origine alla cosiddetta “Questione Sarda”, un argomento, che ancora oggi conserva una sua attualità.

I documenti d’archivio riferiti alla comunità putzese attestano la piena partecipazione alle vicende e problematiche derivante dalle riforme socio-politiche ed agrarie a partire già dalla istituzione del consiglio comunicativo di Decimoputzu (Regio Editto del 24 settembre 1771).

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Le diverse ed accese controversie giudiziarie contro gli abusi del regime feudale prima e successivamente contro l’atteggiamento del regio demanio miravano, nella maggior parte dei casi, al riconoscimento del diritto del possesso privato e/o comunitario delle terre.

 

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