Il Femminicidio in Italia. Report 2025: una piaga sociale e culturale da affrontare

 

 

di Luisa Mura

 

Nel 2025 l’Italia continua a confrontarsi con una dolorosa realtà: il femminicidio non è un evento sporadico, ma un fenomeno strutturale radicato nella quotidianità di migliaia di donne e nei legami affettivi che dovrebbero essere di cura e rispetto.

Secondo i dati disponibili, nel 2024 sono stati registrati 106 femminicidi, quasi uno ogni tre giorni; la maggior parte delle vittime sono state uccise da partner, ex partner o persone vicine, segno di quanto la violenza di genere sia intrecciata con la sfera affettiva e familiare.

I dati del Viminale sul 2025 restano impietosi e, nonostante sottolineino un calo, sono lontani dall’ ispirare ottimismo.

La flessione riguarda in particolare la fattispecie specifica dei femminicidi, diminuiti del 18% nel 2025 rispetto al 2024. Sono state infatti 97 le donne assassinate lo scorso anno rispetto alle 118 del 2024, alle 120 nel 2023 e alle 130 del 2022.

Tra le 97 vittime del 2025 si segnala che 85 sono state uccise per mano di un soggetto riconducibile all’ambito familiare-affettivo, una casistica che segna un -16% rispetto al 2024.

A livello di monitoraggio più ampio, l’Osservatorio Non Una Di Meno segnala che tra il 2024 e il 2025 si sono registrati oltre 180 casi tra femminicidi e morti correlate, con decine di tentativi di femminicidio e numerose situazioni di violenza estrema non letale che restano nell’ombra.

Conad City Decimomannu

Questi numeri non sono freddi indicatori statistici: rappresentano vite spezzate, famiglie devastate, comunità ferite.

E testimoniano come la violenza non sia un evento isolato, ma l’espressione di un sistema culturale e sociale che normalizza i rapporti di dominio e controllo nella sfera affettiva, dove la gelosia, il rifiuto della separazione o persino un messaggio non immediatamente evaso diventano pretesti per uccidere.

 

La reazione istituzionale: leggi e contraddizioni

Nel corso del 2025 il Parlamento italiano ha approvato una legge che introduce il reato di femminicidio come specifica aggravante del codice penale, con pene fino all’ergastolo e un inasprimento delle sanzioni per stalking, violenza sessuale e altri reati connessi alla violenza di genere.

Conad City Decimomannu

Questa scelta legislativa è stata accolta da parte dell’opinione pubblica e da alcune forze politiche come un passo importante in direzione di una maggiore tutela; tuttavia, numerose associazioni e attiviste sottolineano come la sola pena non basti, se non accompagnata da azioni di prevenzione capaci di incidere sulle radici culturali della violenza.

 

 

 

Il dibattito pubblico sull’educazione affettiva

BMC di Massimiliano Baldussu - costruzioni e ristrutturazioni

Proprio in questo contesto si è riacceso un dibattito pubblico acceso sull’opportunità di inserire nelle scuole italiane un percorso di educazione affettiva e sessuale strutturato e continuo.

Da una parte, numerosi esperti, educatori e realtà associative affermano che l’educazione alle emozioni, ai rapporti affettivi, alla parità di genere e al consenso sia uno strumento fondamentale per prevenire la cultura maschilista alla base della violenza.

Secondo queste voci, non si tratta semplicemente di “parlare di sesso a scuola”, ma di dotare ragazze e ragazzi di strumenti critici per riconoscere i meccanismi di controllo e abuso e promuovere relazioni sane e rispettose.

Dall’altra, alcuni esponenti istituzionali hanno contestato l’efficacia di questi percorsi, sostenendo che l’educazione sessuale nelle scuole non abbia una correlazione diretta con la riduzione dei femminicidi, citando anche paesi europei con programmi scolastici avanzati ma tassi elevati di violenza di genere.

Tuttavia, la critica più forte contro questa posizione è culturale e politica: privare gli studenti di un’educazione affettiva strutturata significa lasciare il terreno libero agli stereotipi, alla confusione emotiva e alla normalizzazione della violenza nei rapporti.

In molti paesi europei dove questa educazione è parte integrante del curricolo scolastico, si osserva una maggiore consapevolezza nei giovani su temi come consenso, rispetto reciproco e uguaglianza.

Perché l’educazione affettiva è urgente

L’educazione affettiva non dovrebbe essere vista come un lusso culturale, ma come un investimento nella prevenzione delle violenze di genere.

È nei primi anni di formazione che si consolidano le rappresentazioni di sé e dell’altro, si costruiscono le basi delle relazioni sociali e si interiorizzano valori di rispetto o, al contrario, di dominio e controllo. Un discorso educativo che affronti:

  • la gestione delle emozioni,
  • il riconoscimento di dinamiche relazionali malsane,
  • la relazione tra genere e potere,
  • il concetto di consenso,

può contribuire a creare una cultura affettiva critica in cui la violenza non sia mai accettabile né giustificabile.

BMC di Massimiliano Baldussu - costruzioni e ristrutturazioni

 

Conclusione: dal dato alla trasformazione culturale

I numeri del 2025 raccontano una situazione ancora drammatica, con troppe donne uccise nel nome dell’amore e del possesso.

Ma dietro ogni cifra ci sono storie, relazioni e una cultura più ampia che normalizza i comportamenti violenti. Per questo non basta solo legiferare: serve una trasformazione culturale che parta dalle scuole, dai media, dalle famiglie e dalle comunità, per ridefinire i modelli affettivi e promuovere relazioni basate sulla libertà, il rispetto e l’uguaglianza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *