Uta. Video-intervista al sindaco Giacomo Porcu sull’arrivo dei detenuti 41-bis nel carecere “Ettore Scalas” di Uta.

 

No a una decisione calata dall’alto

di Luisa Mura

 

La casa circondariale “Ettore Scalas” di Uta (Cagliari) si prepara ad assumere un ruolo nuovo e controverso nel sistema penitenziario italiano: con la recente consegna del padiglione attrezzato per i detenuti sottoposti al regime di 41-bis, la struttura è destinata ad accogliere un numero significativo di persone condannate per reati di massima pericolosità, in regime di alta sicurezza.

Una scelta che ha trasformato un’ipotesi in una decisione ormai concreta, ma non senza tensioni.

In tutta la Sardegna istituzioni e cittadini hanno reagito con preoccupazione, denunciando una scelta calata dall’alto e invitando a mettere al centro il confronto e la tutela del territorio.

La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha lanciato un appello ai sardi: “mobilitiamoci, non diventeremo un’isola carcere”, sottolineando che la Sardegna non può essere trattata come soluzione logistica per concentrare detenuti in regime speciale.

In questo clima di forte mobilitazione e scarsa concertazione istituzionale, abbiamo scelto di parlare col sindaco di Uta per capire come l’amministrazione comunale intende rispondere alle sfide e alle tensioni di questo passaggio epocale per la comunità.

Sindaco, il padiglione 41-bis è stato consegnato: quando arriveranno i primi detenuti, in che tempi Uta diventerà pienamente operativa come carcere di alta sicurezza e quali conseguenze avrà nell’immediato nel tessuto del paese?

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L’articolo integrale sarà pubblicato sul prossimo numero di Vulcano n° 126.

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