I limiti dell’essere

di Sara Saiu

 

L’essere, tema da sempre assai caro ai filosofi. Dai classici come Platone o Aristotele a quelli moderni come Hegel e Nietzsche, passando per la visione cristiana fino alle analisi scientifiche e lo studio della materia.

In realtà quello dell’essere è un tema di una contemporaneità disarmante, ancor più adesso che l’innovazione tecnologica fa avanzare rapidamente l’intelligenza artificiale. E cosa sarebbe questa intelligenza artificiale? Dovrebbe interessarci? Ce ne importa eccome. Parzialmente innocua fino a qualche decennio fa, l’IA si occupa sempre più di traslare i comportamenti, i pensieri e, chissà, forse anche i sentimenti umani alle macchine, permettendo ad esse di simulare in tutto e per tutto le capacità umane. Da brividi. L’essere come materia fatta esclusivamente di cellule organiche sarà così anche in futuro? Oppure anche le intelligenze artificiali avranno un loro essere, una propria personalità, una piena coscienza di sé e degli altri? Quante domande e quante poche risposte, forse per questo l’incertezza sul futuro desta instabilità e paura. Qualcuno osa consigliare di non mettere al mondo figli, dire che l’intelligenza artificiale sarà la causa della fine del mondo, ammettere che l’agire e il pensare in maniera razionale non sarà più solo prerogativa dell’essere umano, ma anche delle macchine. Il movimento e la manipolazione prospettano scenari inquietanti da film non più tanto fantasy. Ricordiamoci che l’IA è una scienza, perché emulando l’uomo ne consente il progresso dello studio dell’intelletto, ed è anche un’ingegneria in quanto le macchine stanno ottenendo un progresso tale da consentire loro l’accesso ad ambiti ritenuti erroneamente inaccessibili. Chissà, forse ci vorrebbe un moderno George Orwell per scrivere il nostro futuro e consentirci di dare una sbirciatina a ciò che ci accadrà!

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