Francesco Cau, il falegname asseminese di Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi con Francesco Cau

Signor Francesco, ci racconti un po’ di lei.
Sono nato ad Assemini nel 1947 e ho iniziato a intagliare il legno all’età di sette anni quando creavo, di nascosto da mio padre, piccoli animali stilizzati. Ho rinunciato alla carriera in fabbrica e appreso l’arte dell’intaglio da alcuni falegnami, per poi aprire bottega ad Assemini nel 1970.

Quando ha visto i primi successi?
Realizzavo mobili e quando ho iniziato a collaborare con l’ente Isola mi son preso le prime soddisfazioni. Un giorno mi mandarono in una casa in Costa Smeralda, dove dovevo prendere delle misure. Ho scoperto dopo che si trattava della prima villa di Silvio Berlusconi. Per lui realizzai molti arredi, tra i quali le camere da letto sua e dei figli e un tavolo da esterno lungo più di tre metri, che venne posizionato nel loggiato bordo piscina dove la sera organizzavano le feste.

Ci racconti dell’esperienza con Berlusconi.
Ho lavorato per lui circa tre anni, fino a quando entrò in politica. Ho conosciuto e frequentato la sua famiglia, persone molto cordiali e rispettose nei confronti dei loro collaboratori. I figli erano colti e curiosi, mi chiedevano quale legno e tecniche usassi. A loro regalai degli animaletti giocattolo, ma la madre volle portarli a Milano e riporli all’interno di una bacheca. Un giorno Silvio mi disse “vorrei i tuoi capelli” e io gli risposi “e io vorrei i suoi milioni”. Lui replicò dicendo di non avere una lira in tasca. Con lui e la moglie si parlava spesso della sfera religiosa.

Cosa si mangiava in casa Berlusconi?
La colazione era abbondante, mentre pranzo e cena striminzite. La moglie ogni giorno si faceva recapitare il pane caldo dalla Francia. Ricordo anche i numerosi barbeque che il giorno dopo le feste, alle quali non partecipavo, erano ancora fumanti.

Ha conosciuto altri vips?
Si, ho lavorato per Rita dalla Chiesa, Gerry Scotti, Alba Parietti e tanti altri. Durante la mia lunga carriera ho conosciuto Franca Ciampi e Papa Francesco, al quale ho regalato una pastorale. Non sono mancate le visite al mio atelier da parte di designer e di un fumettista giapponese.

Quando ha iniziato a scolpire?
Quando l’archeologo Giovanni Lilliu mi offrì un “tutto ciò che vuoi” per fargli la riproduzione di statue lignee di epoca nuragica. Da lì capii che con poco materiale e meno fatica avrei potuto guadagnare di più. Iniziai a disegnare le mie sculture: animali, soprattutto tori, maschere sarde e tanto altro, che realizzavo con varie tipologie di legno duro e con l’aiuto delle mie sgorbie.

Oggi di cosa si occupa?
Vista l’età e i problemi polmonari dovuti alle polveri lignee mi dedico prevalentemente alla pittura e alla poesia, solo ogni tanto alla scultura. Sono direttore artistico di molte mostre collettive ad Assemini, una delle quali è stata inaugurata oggi dal titolo “La mia Africa”.

Concluda con un suo pensiero. 
Ringrazio mia moglie, bravissima iconista, che mi ha supportato e sopportato. Consiglio ai giovani di seguire le loro passioni e di insegnare la propria arte, come faccio io con i miei due allievi. 

Sara Saiu
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