Intervista a Renato Soru, candidato presidente per la lista “Coalizione Sarda”

 

a cura di Sandro Bandu

 

Renato Soru, 66 anni, imprenditore, laurea in discipline economiche e sociali, già presidente della Regione Sardegna nel quinquennio 2004\2009 ed Europarlamentare nel quinquennio 2014\2019, dal 2014 al 2016 ha ricoperto la carica di segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna. Oggi si ricandida alla presidenza della Regione Sardegna con la “Coalizione Sarda”.

Quali sono le liste che la sostengono?

 Le liste che mi sostengono sono cinque: Progetto Sardegna, Liberu, Vota Sardigna, +Europa-Azione-UPC,

Rifondazione Comunista.

Come immagina e vorrebbe la Sardegna del futuro?

 La vorrei gioiosa, piena di vita, con bambini che nascono e con le scuole piene, le famiglie tranquille, con la certezza del lavoro ben retribuito. Con un livello di istruzione, di cultura e di conoscenza importante; la vorrei accogliente, solidale e che tenesse conto dei bisogni di tutti e di includere nella vita sociale ciascuno di noi, dove nessuno viene escluso.

I primi 4 provvedimenti che assumerà in caso di una sua vittoria alle elezioni regionali.

 Il primo provvedimento è quello di chiudere Villa Devoto, la sede della presidenza della Regione, in questi anni è diventato il simbolo di un potere chiuso, lontano dalla stessa amministrazione regionale, dai cittadini e tornare a lavorare, come ho fatto io in passato, dentro la sede storica della Regione, accessibile ai cittadini e in mezzo alle persone che ci lavorano.

La seconda cosa che mi piacerebbe fare è curare la sanità, risolvere questa emergenza dovuta alla disorganizzazione, al cattivo interesse: la sanità per la politica è diventato un luogo dove raccogliere consenso, dove raccogliere i voti e non dove si curano le persone della Sardegna. La sanità può essere migliorata in Sardegna: dobbiamo rimettere al centro i bisogni dei malati e di chi è sano e deve fare esami e cure preventive; abbiamo presentato un progetto che prevede di potenziare la sanità territoriale, di investire sul personale, sui medici e infermieri. Richiamare in servizio medici ancora giovani che sono già andati in pensione o incentivare, con premialità e quindi adeguando il contratto, altri medici, per andare a lavorare nelle sedi più disagiate e lontane. In definitiva far trovare loro un luogo di lavoro sano e leale dove viene premiato il merito, dove i primari sono quelli bravi e non raccomandati e al servizio del potente di turno. Se l’ambiente è sano molti medici, che oggi stanno andando via per andare a lavorare dai privati o in continente, se non addirittura all’estero, tornerebbero a lavorare negli ospedali sardi. Così come sta diventando pericolosa la mancanza di infermieri, qui occorre fare un grande lavoro di orientamento, a partire dai licei o altri istituti, al momento del diploma, spiegare che la professione infermieristica può essere una bella carriera per i giovani, invitandoli quindi a iscriversi all’università per ottenere la laurea in scienze infermieristiche.

Il terzo punto è la scuola: noi tutti sappiamo che la più grande leva per lo sviluppo di una società è l’istruzione, è il sapere, questo per mantenere la competizione ma anche per creare nuovi posti di lavoro, per essere cittadini consapevoli, attivi. L’Unione Europea la chiama l’economia della conoscenza, della cultura, io la vorrei di alto livello che comprenda le materie di tecnologia, urbanistiche, arte, musica e così via, ma non solo. Dovremo riprendere e incentivare gli studi sulle competenze materiali, sui lavori tradizionali che oggi hanno bisogno di competenze maggiori: parlo di elettricisti, meccanici, idraulici, tutti lavori che i ragazzi, in passato, imparavano con un percorso di apprendistato e oggi invece hanno bisogno di una formazione tecnica adeguata durante il diploma e talvolta anche dopo il diploma. A tal proposito bisogna fare un grande investimento nel sistema scolastico, curare ancora di più gli Istituti Tecnici e Scientifici, e invece lo Stato sta facendo il contrario: taglia sui professori, sulle strutture, sulle autonomie scolastiche e questo è deleterio, perché così non ci sarà futuro per il nostro Paese e soprattutto per la Sardegna.

Il quarto punto è quello di riaprire il confronto con lo Stato sui nuovi poteri. Il nostro Statuto, che risale al 1948 è ormai inadeguato: va rivisto e aggiornato alle nuove esigenze, ai nuovi argomenti come l’energia rinnovabile, trasporti, sanità, la scuola, all’inclusione sociale delle persone senza escludere nessuno. Ma soprattutto bisogna puntare alla gestione dei Beni culturali: pensate che la nostra Sardegna è la Regione in Europa con la più alta concentrazione di siti archeologici: un vero e proprio museo a cielo aperto.

Scorie Nucleari: la Sardegna, anche tramite un referendum e con successivi atti regionali, si è espressa chiaramente contro i depositi di scorie nucleari sul territorio. C’è la possibilità che il Ministero della Difesa indichi un’area militare dove realizzare depositi per le scorie nucleari: lo ritiene un rischio fondato?

 Sì, lo ritengo un rischio fondato perché recentemente il ministro della Difesa Crosetto è venuto qui dicendo che le Basi in Sardegna non devono essere ridotte, anzi ha detto il contrario. Poi successivamente il Governo nazionale ha affermato che un luogo dove sarebbe possibile stoccare le scorie nucleari è quello di una base militare e noi in Sardegna abbiamo la maggior concentrazione di Basi militari del nostro territorio nazionale, e questo è un pericolo reale: basta fare 2 + 2 uguale 4. Per questo dico di non votare Truzzu, come indicato da Giorgia Meloni, perché quando ci sarà da decidere su questo tema Truzzu non farà sicuramente il bene dei sardi ma si piegherà a chi ha deciso di farlo eleggere in Sardegna.

A tal proposito le faccio questa domanda: con la sua lista “Coalizione Sarda”, spaccando quindi il centrosinistra, non è che ha fatto un assist alla lista del centrodestra capitanata da Truzzu?

 No, non abbiamo spaccato il centrosinistra, ma è il Pd che ha scelto in maniera incomprensibile di seguire il Movimento 5 Stelle, lasciandosi imporre da Conte la candidatura di Alessandra Todde. Io la ritengo una coalizione incomprensibile, soprattutto, perché vedo troppa competizione e contraddizioni tra il M5S e il PD. Io mi sono candidato per contrastare la destra che ha mal governato per 5 anni la nostra Regione, la nostra proposta è quella più ragionevole di una coalizione sarda che ha come suo obbiettivo di far crescere e migliorare le condizioni di vita dei sardi.

Il Senato ha approvato il disegno di legge sull’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario. Se la legge dovesse arrivare ad approvazione definitiva così com’è, quali conseguenze ritenete possano esserci per la Sardegna?

 Ci saranno conseguenze sulla Sardegna, ma addirittura su tutta l’Italia, perché è una minaccia all’unità nazionale dove la nostra Costituzione richiede invece l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale e tutto questo invece, con le politiche che ci vuole imporre la destra, viene messo in discussione. Le regioni più ricche possono continuare ad arricchirsi e ad avere nuovi poteri sia economicamente che politicamente, le regioni più deboli, soprattutto al sud, rimarranno senza risorse e saranno sempre più povere. Il prossimo presidente della regione dovrà contrastare questa legge voluta dal leghista Calderoli che penalizzerà enormemente la Sardegna: dovrà far valere la nostra possibilità di autogoverno, la nostra autodeterminazione e difendere le nostre risorse economiche.

Nel 2014 Francesca Barracciu del Partito Democratico, nel 2019 Mario Puddu del M5S, adesso Christian Solinas del Psd’Az, potenziali candidati alla presidenza della Regione, sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari prima delle elezioni. Come interpretate questi fatti? Ritiene che, benché solo indagati, etica voglia che i politici debbano fare un passo indietro per rispetto della collettività?

 Io credo che sia anche rispetto della collettività fare in modo che i provvedimenti giudiziari vengano intesi per quello che sono, un avviso di garanzia non è una condanna; condannare invece una persona prima di un giudizio, da innocente, non è un buon servizio alla comunità e nemmeno un comportamento etico.

Lingua sarda e identità: cosa proponete?

 De imparai a chistionai su sadru, genti mera fuedara de sa lingua sarda ma no chistionara mai in sardu: deu candu seu stetiu in cuancua responsabilidari appu incarerau a chistionai in sardu finzasa de cosasa chi parrinti attesu de su tempu passau, invece porresu chistionai in sadru puru de is problemasa de oi: tecnologia, intelligentzia artificiali e de totu cussu che ci circondara.

In ultimo un invito agli elettori: perché devono votare per lei e per la sua coalizione?

 Agli elettori faccio un appello semplice, capisco che la politica, per tanti motivi, non piaccia più, non sia più  interessante per tanta gente, ma anzi viene ritenuta anche inutile; si pensa che non serva a niente, e invece la politica dovrebbe essere ritenuta utile e bellissima. Paolo VI diceva che la forma più alta di carità è quello di impegnarsi non solo nella propria vita privata, ma anche per la propria comunità, per la crescita comune. La politica ha bisogno della partecipazione di tutti e poi piaccia e non piaccia, la politica è indispensabile, passa dalle decisioni politiche di avere una buona sanità, una buona assistenza per gli anziani, per le politiche del lavoro, della scuola, un sistema che permetta alle imprese di crescere e creare nuovi posti di lavoro. Non serve solo lamentarsi e tanto meno vivere rassegnati e pensare che la politica non serva a nulla. Per questo prego tutti di riflettere di fare un pensiero autonomo e poi scegliere secondo la propria coscienza e ad andare a votare.

 

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