La poesia improvvisata in Sardegna

di Carlo Manca

 

La poesia improvvisata è un fenomeno diffuso da tempi immemori in tutte le aree del mondo. Che venisse usata per mantenere viva la memoria di eventi epici passati, per ricordare una genealogia o per allietare i momenti di festa con delle gare poetiche, quel che è certo è che parliamo di un aspetto della vita sociale a cui nessun popolo ha mai rinunciato.

La Sardegna ad oggi vanta quattro diverse tradizioni di poesia improvvisata. La più nota è sicuramente quella a otadas, cantata in logudorese e diffusa in tutto il centro nord dell’isola. Nella parte centrale è ancora presente anche la gara a mutos, anche se oggi poco praticata.

Il sud è invece teatro di altre due importanti tradizioni, quella a mutetu longu e a s’arrepentina. Ogni tradizione, in Sardegna come nel resto del mondo, è sempre accompagnata da uno strumento o da un piccolo coro. Nel caso isolano, in quanto parliamo di gare poetiche, is cantadoris non recitano mai soli, ma sono sempre almeno due.

La prima gara “ufficiale” a otadas si tenne a Ozieri nel 1896, ma attestazioni più antiche ci portano molto più indietro. Le gare fino a pochi decenni fa rappresentavano un momento molto sentito, erano spesso il momento clou delle feste paesane, e almeno dal ‘700 si trascrivevano i versi durante le gare per poi stamparli e rivenderli. I poeti più capaci erano ben conosciuti in tutta l’isola e avere un poeta da palco in famiglia o in paese era un grande vanto.

La poesia improvvisata in Sardegna non è da confondere con la poesia popolare, fenomeno ugualmente diffuso ma che comprende versi e ritornelli sempre uguali e molto noti. Esempi sono le tante trallalleras o le brevi filastrocche per bambini.
La poesia improvvisata da palco ha una dignità propria che è stata riconosciuta a più riprese da eminenti personaggi della cultura, sia contemporanei che dei secoli passati.

Un grande studioso del Novecento, Alberto Cirese, approcciandosi a queste tematiche ha ripreso la distinzione proposta da Gramsci tra cultura tipica delle classi egemoniche e quella delle classi subalterne. In Sardegna però, come ha fatto notare un altro grande intellettuale, il francese Bernard Lortat-Jacob, la poesia improvvisata è considerata un’espressione culturale “alta”, per certi versi egemonica, dotta e trasversale. Appartiene al popolo sardo tutto tanto che ancora oggi ritroviamo poeti di ogni estrazione sociale. E se la poesia rappresenta in generale il vero cuore della letteratura, nel caso della lingua sarda il culmine viene raggiunto proprio con la poesia improvvisata.

Questa, se da una parte è tenuta al rispetto di determinate forme metriche, si differenzia da quella scritta per il peso del suono rispetto al verso. Nell’oralità è la metrica che si adegua al suono.

È bene sottolineare però che nella poesia tutta il suono riveste una grande importanza, tale che, citando ancora una volta una riflessione di Cirese, la poesia non è altro che suono scritto. È noto infatti che si potrebbe riconoscere una poesia in qualsiasi lingua e ogni versificazione segue sempre il doppio binario del senso e del suono.

Prima di iniziare l’analisi delle quattro tradizioni è necessario introdurre i concetti di mutos e muteus, una famiglia di forme metriche tipiche della Sardegna. Le forme più semplici sono formate da quattro o sei versi, divisi in una prima parte di introduzione chiamata sterrina, e una seconda parte che esprime il vero significato, detta cubertanza. Quando i mutetus vengono cantati, si eseguono una serie di torradas, nelle quali si espone un verso della sterrina e l’intera cubertanza invertendo in vario modo l’ordine dei versi. Sterrina cubertanza non sono mai legate dal significato, al contrario trattano sempre temi diversi. Mutos e mutetus possono essere eseguiti con varie melodie e prevedere ritornelli come trallallera ecc.

La modalità di gara attualmente più diffusa e apprezzata è quella detta a otadas, praticata nel centro nord dell’isola e cantata in lingua logudorese. Questa si svolge tra due o tre poeti, normalmente scelti tra i migliori in circolazione, ai quali viene assegnato sul momento un tema da difendere, spesso a contrasto. Ad esempio terra, cielo e mare o potere materiale e potere spirituale.
L’abilità di ogni poeta consiste, oltre che nelle rispettare le rime, nel difendere il proprio argomento. E per farlo al meglio ogni poeta durante l’anno deve leggere, studiare e informarsi su molte tematiche. Alla fine della gara non c’è una vittoria ufficiale, se i poeti avranno portato buoni argomenti il pubblico sarà soddisfatto e avrà vinto la poesia.

Un elemento da non sottovalutare è proprio il pubblico. Quasi sempre è composto da appassionati competenti ed esigenti. Buona parte ricorda a memoria le principali gare del passato e sarebbe impensabile per un poeta cercare di far bella figura ripetendo versi usati in altre occasioni. Il buon poeta oltre che preparato deve essere fantasioso e mai banale, trovando di volta in volta immagini e metafore sempre nuove. Ma ancora più importante è lo sviluppo logico e l’argomentazione del tema.
La gara si articola in diverse fasi: dopo qualche otadas di esordio, solitamente dedicate al saluto, inizia la sfida tra i poeti. Alla prima fase, con un tema genericamente serio, di concetto, ne segue una seconda con tema più leggero e allegro, tipo moglie brutta e ricca contro bella ma povera.
L’
otada in sé è composta da un distico A-B non fisso che si chiude con due versi CC. I poeti sono accompagnati dal tenore, un coro a tre che interviene brevemente al 1°, 2°, 4°, 6° e 8° verso.
Finiti i due temi si chiude con
duinasbatorinas unu sonete, spesso dedicato al santo locale. Le duinas sono ottave dove i poeti si dividono due versi a testa, mentre le batorinas sono quartine con rime obbligate ABBA.

La seconda tradizione in lingua logudorese, o meglio in limba de mesania, è la cosiddetta a mutos o mutos di montagna. Tra le quattro tradizioni è la minore e quella che corre il più alto rischio di sparire con i suoi ultimi poeti, ormai molto anziani. Resiste ad oggi in un territorio limitato nei pressi di Belvì, Tonara, Laconi e Desulo.

La poesia si svolge anche in questo caso con temi a contrasto ma i poeti questa volta sono accompagnati da un organetto diatonico. La forma metrica utilizzata, molto complessa, è una particolare tipologia di mutu che prevede una isterrimenta (sterrina) di molti versi con rime sempre diverse a cui segue una seconda parte, s’amontu, con le stesse rime della prima parte ma proposte al contrario, dalla prima all’ultima. Si chiude con s’arretrogu, che ripete quasi tutto s’amontu iniziando però con il secondo verso dell’isterrimenta e invertendo gli ultimi due versi dello stesso. In questo tipo di gara, dove emergono soprattutto le capacità mnemoniche dei poeti, le argomentazioni sono di spessore più basso rispetto alle gare a otadas, le quali, tecnicamente più semplici, permettono ai poeti di argomentare i temi in profondità. Personalmente ritengo questo un aspetto di grande importanza perché, oltre all’aspetto ricreativo, le gare a otadas rappresentano per il pubblico anche un’occasione di riflessione su grandi temi filosofici, morali o di attualità, contribuendo a formare un’opinione ragionata e non superficiale.

Nel passato l’aspetto formativo era molto rilevante e durante il fascismo le gare furono addirittura proibite. La censura fascista, appoggiata dal clero, diede un duro colpo alla diffusione della poesia improvvisata, rischiando di far sparire per sempre questa importantissima tradizione. Fortunatamente le gare continuarono in segreto e pian piano ripresero il loro ruolo da protagonista nelle piazze dopo la caduta del regime. Durante tutto il dopoguerra si sono alternati nei palchi grandi nomi, tra cui Barore Tucone e Remundu Piras, protagonisti di gare che si ricordano ancora oggi. Dopo di loro fu il momento del famoso trio composto da Bernardu Zizi, Mariu Masala e Antoni Pazzola, attivo fino a pochi anni fa. Attualmente questa tradizione, nonostante la generale crisi della poesia improvvisata, si mantiene ancora forte e molto sentita. Tra i protagonisti di oggi, oltre all’ogliastrino Bruno Agus, sono sicuramente da nominare almeno Salvatore Ladu, Celestino Mureddu ed il giovane talento Giuseppe Porcu. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.