Vitalizi e oneri figurativi: sono questi ultimi il vero privilegio

di Sandro Bandu

La questione esposta da Boeri, quella relativa ai cosiddetti “contributi figurativi”, va sicuramente letta e compresa in tutte le sue sfaccettature perché non finisca con il diventare facile arma ad uso e consumo degli interessi elettorali dei partiti “acchiappa – gente” e, allo stesso tempo, non diventi il solito minestrone di disinformazione “all’ italiana”.

Il Presidente Boeri ha sollevato un tema che realmente necessita di essere affrontato e risolto e che, sotto molti aspetti, è ancora più grave della questione vitalizi pregressi da abolire tanto caro ai cinque stelle ma, negli ultimi tempi, anche ad altri partiti che hanno cavalcato, e/o provato a farlo, l’onda del consenso.

Dice Boeri: “In aggiunta ai vitalizi c’è un altro tipo di privilegio, gli oneri figurativi. Se un parlamentare era prima un lavoratore dipendente, durante il mandato alla Camera o al Senato l’Inps gli deve versare i contributi datoriali: si tratta di circa il 24% della loro retribuzione, che in alcuni casi l’Inps ha versato per 20 o 30 anni”.

In un certo senso, ha tirato fuori da sotto il tappeto il caso di quello che è a tutti gli effetti un “privilegio” forse anche più iniquo rispetto quello dei vitalizi. Ad onor del vero, occorre specificare che la questione purtroppo non riguarda solo la categoriadei parlamentari ma di fatto, e Boeri lo sa benissimo, anche altre categorie di lavoratori. Lo vedremo di seguito.

Premessa: va sottolineato, per quanto concerne i parlamentari, che l’attuale sistema contributivo introdotto dalla legge Fornero nel 2011 ed entrato in vigore dal 1° Gennaio 2012 ha, sì, abolito il sistema dei vitalizi come era concepito prima ma ha mantenuto in vita la questione dei contributi figurativi. Cosi che per un privilegio sostanzialmente abolito ne è rimasto un altro inalterato.

Perché Boeri ha detto che “un parlamentate che era prima un lavoratore dipendente continua a mantenere gli oneri figurativi?”

Intanto spieghiamo cosa sono gli oneri e i contributi figurativi. “I contributi figurativi sono contributi accreditati, nelle Gestioni pensionistiche dei lavoratori pubblici o in quelle dei lavoratori privati, senza onere a carico degli stessi. Essi sono riferiti a periodi, tassativamente individuati dalla legge, durante i quali, nonostante si sia verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa, viene comunque garantita la copertura contributiva. Questi periodi, salvo specifiche eccezioni, sono utili sia per il conseguimento del diritto alla pensione sia per il suo calcolo. I contributi figurativi possono essere accreditati in alcuni casi su domanda del lavoratore, in altri d’ufficio, cioè automaticamente.” (fonte INPS – https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50693 )

Adesso vediamo come incidono sulla questione privilegi parlamentari. Vediamo l’esempio di Caio:

Caio, prima di candidarsi, si fa assumere con un contratto a tempo indeterminato da un’azienda compiacente o da un’ impresa di famiglia (caso Renzi, assunto dall’azienda del padre ). Caio viene eletto, a lui l’ Inps continua a versare i contributi e gli oneri figurativi per tutta la durata del mandato di legislatura. A Caio sono anche versati i contributi e gli oneri parlamentari. Caio dopo due anni e mezzo di legislatura ha accumulato i contributi per accedere alla pensione a 60 anni. Caio in realtà non ha mai lavorato in vita sua, ma ha il privilegio dei poter accumulare contributi e oneri figurativi. Il vero scandalo è dunque questo.

Ci sono parlamentari che hanno maturato i contributi per accedere alla pensione utilizzando questa strategia ma in realtà non hanno effettivamente svolto un solo giorno da lavoratore dipendente.

Cosa fare, dunque? Le possibilità al vaglio sono tre: 1) lasciare tutto com’è attualmente; 2) abolire definitivamente i vitalizi pregressi correndo il rischio dei ricorsi alla Consulta; 3) rivedere tutte le pensioni – di ogni categoria di lavoratori – erogate con il sistema retributivo per la parte che eccede lo spettante regime contributivo con una franchigia pari alla pensione sociale.

A questo punto, però, si scatenerebbe una vera e propria macelleria sociale. Nello specifico si creerebbe una ulteriore forbice di disuguaglianza che andrebbe ad abbattersi sulle classi sociali più deboli. Per dirla tutta, un esempio molto pratico di categorie di lavoratori che godono dei contributi e oneri figurativi sono i lavoratori che beneficiano di ammortizzatori sociali come, ad esempio, la CIG in deroga. Questi, infatti, oltre a percepire l’assegno mensile a titolo di ammortizzatore sociale, hanno diritto al versamento degli oneri e dei contributi figurativi ai fini pensionistici. L’unica notevole differenza che intercorre con il lavoratore che diventa parlamentare, consigliere regionale, provinciale, etc., consiste nel fatto che un lavoratore non parlamentare obbligatoriamente deve andare in pensione a 67 anni e deve accumulare i necessari contributi; un lavoratore con assunzione – fittizia o meno che sia – a tempo indeterminato che diventa Parlamentare dopo solo due anni e mezzo di legislatura, ha a tutti gli effetti accumulato i contributi per andare in pensione.

In conclusione, come ben ha tenuto a precisare a Boeri, sulla base di quanto su esposto c’è da capire il motivo per cui dagli uffici competenti della Camera – nonostante i numerosi solleciti da parte dell’ Istituto di Previdenza – non siano stati mai forniti i dati sui contributi versati dai parlamentari, dati che consentirebbero di procedere ad una più dettagliata analisi della questione. Nemmeno l’attuale Presidente della Camera dei deputati, sollecitato dall’ Inps, ha risposto in tal senso. Vedremo.

Vulcano n° 96

 

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