Al via un nuovo murale a Villaspeciosa in onore del mosaico

di Brice Grudina

 

Prima della nascita della tipografia moderna e della stampa a caratteri mobili ideata dal tipografo tedesco Johannes Gutenberg (1400-1468), buona parte delle storie religiose e delle credenze popolari venivano tramandate oralmente e rappresentate per immagini sulle pareti all’interno delle chiese.

In Sardegna, questo modo di raccontare la storia e la leggenda prende il nome di “murales”. I murales, adoperati con fervore nell’isola dai primi anni del Novecento ad opera di alcuni artisti locali, nascono e si sviluppano con l’intento di celebrare (su una grande superficie muraria esposta a cielo aperto) la cultura e la tradizione di un singolo paese o di una singola città, che nell’insieme ci raccontano l’identità e la fierezza e la coscienza di un popolo.

È così che, affascinato da questa particolare forma di espressione decorativa, politica e sociale, sono andato a trovare nella piazza centrale del mio paese, a Villaspeciosa, la muralista Gisella Mura, alle prese con il suo nuovo capolavoro, dedicato allo storico sito di San Cromazio.

 

Buongiorno Gisella, come andiamo?

Bene grazie!

 

Per prima cosa, puoi raccontare al pubblico chi sei e di che cosa ti occupi più precisamente?

Buongiorno, mi chiamo Gisella Mura, sono una muralista, pittrice e libera professionista impegnata nel campo delle arti. Ho 44 anni e vivo in Sardegna, a Collinas, dove mi sono ritagliata nel corso dei decenni un ruolo importante di animatrice e operatrice culturale e turistica, organizzando varie mostre e vari eventi non solo in Italia ma anche all’estero, più precisamente in Bulgaria, in Spagna, in Brasile, in Francia e in Olanda, dopo essermi laureata all’Accademia di Belle Arti.

 

Da quanto tempo lavori come artista?

Lavoro come pittrice da venticinque anni. Come muralista, invece, da circa tre anni, e poco più. Ho iniziato durante la “questione Covid”, visto che non avevo più la possibilità di organizzare le mostre e di stare al chiuso. Tuttavia, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, ho avuto la fortuna di ricevere una proposta da parte di un’azienda per la realizzazione di un nuovo murales. Prima di allora, ne avevo realizzato soltanto due: uno per conto di un Comune e l’altro per conto di un hotel situato nel Lago di Garda. Ho sfruttato l’occasione e mi sono messa in gioco.

 

Da muralista, ti ispiri per caso a qualcuno, del presente o del passato?

Non mi ispiro a nessuno in particolare. Sono però attratta dall’arte bizantina e dall’arte rinascimentale. Ho un debole per l’arte sacra e per l’iconografia classica. Mi piace proporre in qualche modo il passato ma in chiave moderna.

 

Quale è lo scopo dei tuoi murales?

Lo scopo principale è quello di raccontare. Il murales deve essere una sintesi. Come in un film, ci deve essere la trama e il racconto.

 

In questo murales, cosa vuoi raccontare?

Questa è la storia del sito di San Cromazio, il mosaico più grande in Sardegna, un tempo una stazione altamente trafficata. Ma per narrare al meglio la storia, mi sono documentata e rapportata con l’archeologo dott. Giampiero Pianu, colui che si è occupato degli scavi.

Poi che dire, il mio murales è diviso in più parti: nel primo disegno, partendo da sinistra verso destra, ho voluto rappresentare la mansio di San Cromazio, ovvero la stazione di posta ubicata lungo la strada romana, considerata l’autogrill del I secolo d.C. Nel dettaglio, come potrete notare, è presente anche una bambina, dall’abito verde, che tiene attorno al collo un ciondolo con un galletto, assieme a una bambola di legno custodita gelosamente fra le sue braccia: devo confessarvi, entrambi gli oggetti sono stati realmente ritrovati.

Nell’immagine successiva, ho invece riprodotto il sito durante gli scavi, eseguiti dal 1980 al 2007, dove ho voluto dare piena importanza e centralità alla figura del dott. Giampiero Pianu, in compagnia di Cromazio, un simpatico cagnolino presente nel sito durante i lavori.

A seguire, ho ricostruito in chiave moderna e contemporanea il mosaico, dando luce alla leggenda delle campane d’oro. Secondo la leggenda, il diavolo rubò da una chiesa delle campane d’oro, inducendo gli abitanti del paese ad andare a cercarle in un pozzo presente nel sito, ma senza successo.

 

Quali emozioni prevalgono mentre realizzi un tuo murales?

Non saprei proiettarmi, ma posso dire di sentire la pace. In quel momento, non so come spiegarti, sento di fare la cosa giusta per me, capisco che è il mio mondo.

 

Quando disegni, ti concentri sul lavoro o tendi a pensare ad altro?

Di solito penso ad altro proprio perché mi sento a mio agio, oppure non penso. Ci sono ovviamente dei momenti di pura concentrazione e di focus, non lo posso negare, dipende dal grado di difficoltà e minuziosità che richiede un soggetto artistico.

 

Stare qui in piazza, nel luogo più trafficato del paese, dove la tua arte, è come dire, alla vista e alla portata di tutti, è per te fonte di imbarazzo o di orgoglio?

Per me non è un problema, al contrario è un orgoglio. Quando realizzo un’opera d’arte cerco di immergermi il più possibile nella mentalità e nei costumi della comunità ospitante. Poi che dire … qui a Villaspeciosa sono tutti così curiosi, cordiali e gentili.

 

Come ben saprai, è venuto a mancare da poco un tuo grande collega: Davide Pils. In questo caso, cosa si prova a condividere la sua stessa “vetrina”? Avverti una certa responsabilità o un peso specifico particolare?

Nutro un grande dispiacere per Davide, era un grande artista. Per questo motivo, per mia spontanea volontà, ho voluto dare una certa continuità visiva alla parete, riprendendo cromaticamente il suo lavoro, per non creare troppo contrasto. Sto cercando di creare armonia ed equilibrio fra le nostre due opere.

 

Ti senti soddisfatta di questo nuovo progetto?

Sì, assolutamente. Per me è una sfida molto importante. Non ho mai realizzato un murales che richiama la storia romana. Sono molto felice di mettermi alla prova. Ho bisogno ancora di qualche mese per terminare l’opera, ma sono sulla buona strada.

 

Soddisfatto, si definisce anche il primo cittadino Gianluca Melis, che ai microfoni dichiara:

Gisella è la terza muralista che lavora qui in paese nel giro di poco tempo: è figlia di un progetto artistico avviato già dall’anno scorso, con la programmazione dei soldi dell’Unione dei Comuni per il progetto “Vivere la terra”. È stata scelta, dopo un’attenta candidatura, per valorizzare i beni principali di Villaspeciosa. È colei che in fase preliminare ha presentato il progetto in modo più bello e interessante. Il nostro obiettivo, è quello di valorizzare maggiormente il sito di San Cromazio, in modo da farlo conoscere a tutti quelli che in futuro verranno a farci visita. Ovviamente, non ci fermeremo qui. Ogni anno andremo avanti con la realizzazione di un nuovo murales, per il bene e per la grazia di tutta la comunità Speciosese.

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