Decimomannu, scuola. Intervista alle professoresse Santoro e Uda: “I ragazzi e le famiglie si debbono responsabilizzare per rispettare le prescrizioni anti Covid fuori dalla scuola”. (all’interno la video intervista)

 

 

di Sandro Bandu

 

Il 22 settembre scorso anche in Sardegna vi è stata la riapertura delle scuole. In qualche Istituto l’ingresso è stato  posticipato per i noti problemi legati alla pandemia del Coronavirus: mancavano i banchi monoposto e vi era ancora qualche problema, non da poco, dovuto alla carenza di insegnanti. Tutto sommato comunque, gran parte  delle scuole sarde hanno riaperto l’anno scolastico secondo la data prevista.

Anche a Decimo la prima campanella, dopo sei mesi di lezioni online, ha suonato regolarmente in tutte le scuole di ordine e grado il 22 settembre scorso, ma all’Istituto Tecnico “E. Mattei” vi è una grossa novità.

Purtroppo, a causa del diminuito numero degli studenti, sotto le 600 unità, l’Istituto ha perso  il dirigente scolastico titolare e attualmente vi è un reggente, che andrà a sostituire il professor Demurtas andato in pensione quest’anno.

La dirigente reggente attuale è la professoressa Maria Antonietta Santoro che attualmente è dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci” di Decimomannu, che comprende la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado.

Quindi, in poche parole, la professoressa Santoro, con la reggenza della scuola secondaria di secondo grado dell’Istituto “Mattei”, ha in mano tutte le scuole decimesi: una bella responsabilità!   

La redazione di Vulcano ha inoltrato una richiesta per effettuare un’intervista e puntualmente ci è stato accordata. Il sottoscritto e il redattore Alessio Caria siamo stai invitati al “Mattei” dalla professoressa Maria Antonietta Santoro, che ci ha accolti nel suo ufficio insieme alla vicaria, la professoressa Giovanna Uda.

 

A sinistra la dirigente reggente, professoressa Maria Antonietta Santoro, a lato la professoressa Giovanna Uda – foto di Mare

 

Salve professoressa Santoro, come si trova qui al “Mattei”?

Molto bene debbo dire, è un po’ come tornare a casa. Io ho sempre insegnato nelle scuole superiori, la lingua inglese (ndr), tra le altre all’alberghiero di Pula e in ultimo a Serramanna. Venire qui è stato bello anche perché mi ritrovo alcuni alunni che lo scorso anno abbiamo licenziato dalla scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Decimo.

A proposito dell’Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci”, voi avete anche la scuola dell’infanzia: ci spiega come è andata la didattica a distanza con i bambini piccoli?

Sembrava tutto complicato, ma poi siamo riusciti nel nostro intento e abbiamo fatto un ottimo lavoro. Le maestre si sono organizzate con la piattaforma “Gsuite”, attivando gli account delle maestre e dei genitori, abbiamo organizzato le letture video; mandavamo delle favole con lezioni a tema. Ogni 15 giorni il collegio di settore stabiliva un argomento che ciascun insegnante sviluppava secondo la propria creatività.

C’è stata partecipazione e collaborazione da parte dei genitori dei bambini e quali argomenti avete trattato?

Sì, davvero una grande partecipazione da parte dei genitori. Gli argomenti sono stati vari, tra cui “le emozioni”, “la natura”, “ la fattoria”, “la famiglia” e altre ancora.

Alla professoressa Giovanna Uda, vicaria della reggente al “Mattei” chiedo se qui sono state rispettate, e come, le prescrizioni anti Covid del Ministero.

Sì, noi non abbiamo avuto difficoltà in questo senso, grazie al fatto che la nostra scuola possiede grandi spazi. Nonostante il nostro istituto non disponga di banchi singoli siamo riusciti a far rispettare le distanze di sicurezza tra un alunno e l’altro. In ogni aula vi è un dispenser igienizzante per disinfettare le mani ogni qualvolta si entra in classe, forniamo le mascherine ad ogni ragazzo che dovesse averne bisogno, così come le distribuiamo ai docenti.

Certo, qui a scuola riuscite a far rispettare le regole. Il problema sorge quando i ragazzi arrivano dalle loro abitazioni e quando escono per rientrare a casa: si è visto che quando escono dalla scuola non evitano gli assembramenti, non rispettando le distanze di sicurezza e, talvolta, non usando neanche le mascherine: come si potrebbe ovviare a questo andazzo?

Mi rendo conto che qualche volta i ragazzi si lasciano andare e si dimenticano di rispettare queste prescrizioni. Qui entra in ballo la responsabilità di tutti: dei ragazzi, ma soprattutto delle famiglie. Noi siamo responsabili di quello che accade all’interno dell’edificio scolastico, ma non di ciò che succede fuori una volta che i ragazzi varcano i cancelli. È una questione di educazione…

 

Termina qui l’anteprima di questa intervista. L’articolo integrale sarà pubblicato sul Vulcano 105 in uscita fra due settimane.

 

 

 

 

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