Giornata mondiale contro l’Aids, anche in Sardegna meno casi di Hiv ma l’allerta resta alta

di Francesca Matta

Il 24 novembre 1991 Freddie Mercury moriva di Aids. Quel giorno, quella terribile malattia smetteva di essere un tabù. A un anno esatto dalla sua scomparsa vennero distribuiti 100 mila fiocchi rossi al Wembley Stadium di Londra. Gli stessi che si trovano oggi, primo dicembre, negli stand allestiti in tutte le piazza d’Italia per celebrare la Giornata mondiale contro l’Aids.

Sebbene la malattia faccia meno paura rispetto agli anni ’80, quando si registrò il boom di contagi e decessi, non bisogna abbassare la guardia perché il virus dell’Hiv non si può dire sconfitto, anzi. Ancora oggi non esiste un vaccino approvato in grado di debellarlo. Nel 2018 si contano 1,7 milioni di persone contagiate, in calo del 33% rispetto al 2010. Mentre sono quasi 38 milioni coloro che convivono con il virus, di cui 23 milioni possono accedere a terapie che riescono ad azzerare la carica virale. Ma non basta: sempre nel 2018, infatti, la malattia ha ucciso 770 mila persone, tra cui 100 mila bambini, soprattutto perché le diagnosi arrivano in ritardo e per il mancato accesso alle cure.

Se si considerano i Paesi della regione europea che appartengono all’Oms, il 53% delle nuove diagnosi è avvenuta tardivamente. Nell’Unione Europea, come riportato dal Centro Europeo di Controllo delle Malattie, i Paesi ad aver registrato un numero maggiore di diagnosi sono Lettonia e Malta – rispettivamente con 16,9 e 15,3 ogni 100 mila abitanti – mentre quelli con il minor numero sono Slovacchia e Slovenia con 1,9 e 1,7 nuove diagnosi per 100 mila abitanti. Con 4,7, l’Italia si posiziona leggermente sotto la media europea che è di 5,3. Inoltre, dal rapporto emerge che il 14% di chi è infetto non sa di esserlo e il 64% delle diagnosi tardive arriva dopo i 50 anni.

Il 40% delle nuove diagnosi è riconducibile a rapporti omosessuali, il 33% a rapporti eterosessuali, ma nel 2017 sono stati colpiti anche 160 mila bambini sotto i 9 anni. Un numero in calo del 41% rispetto al 2010, ma ancora rilevante se si considera che ogni giorno 320 minori muoiono a causa del virus. Un quadro generale che mostra la necessità di puntare a un migliore accesso alle terapie e alla loro continuità, oltre che alla prevenzione dei contagi. La Giornata mondiale contro l’Aids mira proprio a questo e per l’occasione FlixBus ha voluto dare una mano a Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids) per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, distribuendo preservativi e opuscoli informativi ai passanti.

Anche in Sardegna si parla di un calo di nuovi casi di persone che hanno contratto il virus: nel 2018 sono stati 49 rispetto ai 61 del 2017, per un totale di 433 casi dal 2012 ad oggi. Ma in questi dati, ricavati dal lavoro di studiosi, attivisti e realtà non governative, non si riesce a catturare un fattore fondamentale: il sommerso, che riguarda i più giovani e gli over 60.

Secondo un’analisi condotta da Lila Cagliari, la metà dei 1.551 studenti incontrati nell’arco dello scorso anno ha già avuto rapporti sessuali, ma di questi soltanto il 48% ha sempre utilizzato il preservativo. Per mancanza di un’informazione adeguata e non per mancato interesse. Come sostiene Giuseppe Dessì, responsabile Scuola di Lila, 9 studenti su 10 sono favorevoli a tenersi informati con percorsi di educazione sessuale. Spesso si fa confusione tra Aids (l’infezione risultata positiva al test) e Hiv (il virus che la trasmette), e in particolare soltanto il 25% dei ragazzi intervistati sa che le persone con Hiv con carica virale non rilevabile non trasmette il virus.

Per questo motivo nell’isola si è deciso di organizzare la prima campagna di prevenzione dell’Hiv, affidata a Lila Cagliari dalla Regione Sardegna. Presentato nel 2018, il progetto è stato finanziato dal Consiglio della precedente legislatura anche grazie al supporto dell’associazione universitaria Farmacia Politica di Cagliari. La campagna di comunicazione prevede una serie di incontri e iniziative di sensibilizzazione di massa rivolte a tutta la popolazione della Sardegna, con particolare attenzione ai più giovani.

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