“Il suo nome è Greca – Arega”: la martire cristiana nell’avvincente romanzo di Renato Grudina

Nel 2011 la pubblicazione, con un buon successo editoriale, di “Valeria, la città perduta”, un approfondito saggio storico con il quale l’autore espone una ragionata ipotesi sull’esatta ubicazione dell’antica cittadina sarda di “Valeria”. Renato Grudina si ripresenta ora ai suoi lettori con uno splendido romanzo storico dal titolo “Il suo nome è Greca – Arega” e con il sottotitolo “Una storia di amore, odio e martirio. La persecuzione dei cristiani in Sardegna”.

La presentazione di “Il suo nome è Greca - Arega” - © foto Antonio Franco Fadda
© foto Antonio Franco Fadda

Avvenuta il 20 dicembre presso la Biblioteca comunale a cura della locale Associazione Turistica Pro-loco, di Bibliomedia e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Decimomannu, la presentazione del libro ha visto una buona partecipazione di pubblico, incuriosito da questa nuova e, per molti versi, inattesa produzione letteraria di Renato Grudina.

Il romanzo, un misto di storia e di fantasia, narra una vicenda ambientata in Sardegna, a Decimum, in una precisa epoca storica, ricostruita dall’autore nelle sue caratteristiche antropologiche, sociali e culturali; ci troviamo tra la fine del terzo secolo dopo Cristo e i primi anni del quarto secolo, al tempo della “grande persecuzione” dell’imperatore romano Diocleziano contro i cristiani.

Protagonista del romanzo è Greca, una ragazza nata a Decimum da genitori provenienti da Atene, di singolare bellezza e di grande cultura; una ragazza forte, dalla volontà di ferro, capace di infondere coraggio a chi le sta vicino e le vuole bene, anche quando la sorte avversa e la cattiveria degli uomini si accaniranno contro di lei.

Un giorno incontra Valerio, un centurione romano, dal quale si sente attratta; nutre per lui simpatia e amicizia, che, col passare dei giorni, si trasformano in un sentimento più profondo. Nell’innamorarsi di Greca, Valerio capisce subito di aver trovato la donna della sua vita. Il suo è un amore autentico, ricambiato da Greca; un amore che sboccia tra due persone che si incontrano, si piacciono e si frequentano per un breve, troppo breve, spazio di giorni, perché Valerio è costretto, a malincuore, a partire per l’Oriente, chiamato ad un delicato e rischioso incarico.

Quando si sparge la voce, risultata poi infondata, della morte di Valerio, Greca si precipita a Roma per avere notizie certe di lui, decisa – come dice l’autore con una felice iperbolica espressione – a «rivoltare la capitale dell’impero come il suo materasso di crine». Sì, perché, quando l’amore è autentico e profondo, come lo è quello di Greca, non conosce ostacoli e resistenze.

Nei giorni della sua breve permanenza a Roma avviene l’incontro che dà la svolta alla sua vita e ne segna anche il destino di morte. In occasione di un ricevimento in suo onore, incontra un liberto di origine greca, di nome Ireneo, che le parla di Gesù, il Nazareno, figlio del Dio unico, immolatosi sulla croce per riscattare il peccato di Adamo e redimere il genere umano. Greca è una ragazza di grande cultura letteraria e filosofica, è fondamentalmente, come diremmo oggi, uno spirito laico: il confronto con Ireneo, sul piano dialettico è serrato. Ma, alla fine, le parole di Ireneo riescono a fare breccia nel suo cuore e a scalfire le sue certezze.

Con animo fermo e risoluto, Greca decide di abbracciare la religione cristiana e di svolgere azione di apostolato nella sua terra, azione che prosegue e intensifica anche dopo che viene a conoscenza della emanazione dei decreti dell’imperatore contro i cristiani.

Ma la macchina della giustizia imperiale si mette inesorabilmente in moto. Perseguitata per la sua appartenenza al cristianesimo, Greca viene gettata in carcere, sottoposta a giudizio e, di fronte al suo reciso rifiuto di abiurare la sua fede e di sacrificare agli dèi romani, viene torturata e, infine, giustiziata. A nulla varranno gli estremi tentativi di Valerio, nel frattempo rientrato in Sardegna, di convincere Greca a rinunciare al suo Dio, e il provvedimento di clemenza che egli riuscirà ad ottenere dalle più alte autorità romane giungerà quando la pena capitale sarà stata già eseguita. La descrizione delle fasi del processo e dei momenti finali tiene avvinto il lettore, il quale assiste a pagine di estrema bellezza, che toccano vertici di alta e intensa drammaticità e di struggente tenerezza.

Prima del precipitare degli eventi e disperando di poter rivedere il suo Valerio, Greca gli aveva scritto una lettera. La lettera, bellissima e commovente, è il suo testamento spirituale, la testimonianza della sua indefettibile e incrollabile fede in Cristo e, insieme, un rendimento di grazie alla vita e un inno all’amore per la persona amata, di cui Greca dice di custodire il ricordo nel suo cuore,“come cosa preziosa”.

Greca sale alla gloria della “grande luce” e chiede a Valerio di volgere il suo sguardo verso il punto più luminoso della volta celeste, dove gli sembrerà di vedere la sua donna che veglia su di lui, promessa e pegno di un futuro incontro nell’aldilà, se lui lo vorrà, alla luce di quel Dio per il quale lei ha versato il sangue e dato la vita.

La presentazione di “Il suo nome è Greca - Arega” - © foto Antonio Franco Fadda
© foto Antonio Franco Fadda

Il libro è scritto con uno stile originale e con una scansione dei tempi precisa e incalzante; il racconto scorre fluido, sempre appassionante, a tratti commovente. Il romanzo si fa apprezzare sia sul piano storico, con una cornice storica rigorosa, sia per il modo con cui l’autore racconta una civiltà e un mondo, quello sardo e quello romano, che egli conosce a fondo. La prosa, sempre limpida, è sottesa da una notevole e coinvolgente invenzione narrativa con la quale Renato Grudina dimostra un’abilissima capacità di costruire trame e di creare personaggi con poche pennellate. Un gran bel romanzo che Vulcano propone all’attenzione dei suoi lettori.

Umberto Palmas

Lascia un commento