Quando la Settima Arte ha il profumo della Sardegna

Intervista a Katia Corda, attrice e regista del film “Fragheterra”,

recentemente premiato all’interno del prestigioso

Festival Internazionale Cinematografico “Vesuvius” di Napoli

 

di Giuliana Mallei

 

Katia Corda

Da sempre, la nostra rivista riferisce, notifica, aggiorna, ragguaglia, annuncia, avvisa, tutti i lettori del territorio, riguardo molteplici settori della nostra vita quotidiana, non a caso il nome VULCANO evidenzia  una vera passione verso l’informazione territoriale in modo vulcanico, appunto.

Non poteva sfuggirci Katia Corda, attrice e regista che vanta al suo attivo diverse partecipazioni in opere cinematografiche prettamente locali, ma non solo. La sua ultima fatica, all’interno della settima arte, la vede nei panni di protagonista e regista al contempo. Katia è cresciuta a Villasor, anche se da diversi anni non vi risiede più, ma ha mantenuto forti legami con il paese.

Il medio metraggio, da lei diretto e interpretato, si intitola “Fragheterra” (Profumo di terra) ed è stato girato in Ogliastra, precisamente a Baunei, Arzana, Elini e Arbatax.

Essendo fortemente convinta e determinata, il progetto è stato finanziato grazie a degli sponsor privati, solo la Regione Sardegna e l’Assessorato all’Ambiente hanno concesso gratuitamente il logo. L’Arst invece ha messo a disposizione il trenino verde per alcune scene. 

Abbiamo incontrato Katia Corda perché Vulcano non poteva ignorare il fatto che “Fragheterra” ha vinto il primo premio al Festival Cinematografico Internazionale Vesuvius di Napoli, ex equo con un’opera giapponese, ma soprattutto Katia è stata premiata come miglior regista femminile.

Ciao Katia, grazie per averci concesso questa intervista, per presentarti meglio ai lettori di Vulcano, raccontaci come è nata in te la passione per la recitazione?

La mia passione per la recitazione credo sia innata, non ricordo, a memoria, quando dissi che avrei voluto fare l’attrice, ma sin da bambina mi dedicavo alle imitazioni di personaggi famosi o dei professori a scuola.

Hai frequentato scuole di recitazione?

Quando ero piccola non potevo permettermi una scuola apposita di recitazione anche perché, ai miei tempi, le accademie erano a Roma più che altro. Ma non ho mai perso la voglia di formarmi su questo campo e quindi ho cercato di frequentare delle master class, tenute da registi e attori famosi, che mi potessero aiutare nella tecnica. Perché nessuno può insegnarti a far provare emozioni, ma ti possono insegnare a non fare degli errori tecnici, che nel cinema e nel teatro è meglio evitare, se vuoi rendere al meglio la tua performance.

Ho imparato tanto da Verdone, Veronesi, Pupi Avati, Edoardo Leo. Ho avuto la fortuna di seguire una master class di doppiaggio con Massimo Lopez e Monica Ward e anche qui ho imparato che il doppiaggio è tutto un mondo a sé, affascinante ma preferisco sempre la recitazione in presenza.

Quali ruoli hai ricoperto durante la tua carriera artistica?

I ruoli fino ad ora ricoperti sono stati uno diverso dall’altro e questo mi piace molto perché non rischi di diventare una caratterista, ruolo difficile, ma che non ti mette alla prova nell’interpretare ruoli totalmente diversi da te, come è capitato a me.

In “Bandidos e Balentes” interpreto Angheledda, una donna sarda colpita dalla faida che cerca di vendicarsi per mano del fratello. Un film ambientato negli anni 50/60 anni appunto di piena faida.

Nella commedia “A Si Biri” di Francesco Trudu, interpreto Agostina, la proprietaria di un’agenzia funebre, ma che non disdegna di farsi fare le foto in pose da vamp accanto alle sue bare, per i manifesti pubblicitari della sua agenzia.

Nella serie TV “ Orlando e Carlotta”, di Alberto Cocco, per la regia di Amerigo Neri, sei puntate andate in onda su Sardegna 1, interpreto Lucrezia una Contessa truffaldina!

Poi in un film dal titolo “Side Effect”, scritto da Angelica La Sala e diretto da Antonio Meloni, interpreto la psichiatra Piscitelli, in un thriller psicologico che uscirà a breve.

Infine, ma non per importanza, c’è Assunta in Fragheterra (Profumo di terra) nato da una idea dell’artista tortoliese Franco Mascia, il quale ha voluto questo titolo che ci riporta alle origini: siamo legati alla nostra Isola così tanto che il suo profumo, anche se ci allontaniamo, ci seguirà ovunque.

Da questa idea è nata a quattro mani la sceneggiatura con me. Noi poi abbiamo deciso di interpretarlo, perché lo sentivamo talmente nostro che volevamo provarne persino le emozioni sul set.

Ti sei occupata solo di cinema o anche di teatro?

Faccio anche teatro con una Compagnia che si chiama “Nuova Scena” di Giuseppe Curreli, con cui sto lavorando alla preparazione del mio personaggio, Madame Raghenau, del Cirano De Bergerac, rivisitato da Curreli.

Il film “Fragheterra” ti vede in doppia veste: regista e attrice protagonista, è stato molto difficile?

Avere una doppia veste in Fragheterra non è stato semplice, perché devi concentrarti sulla parte attoriale tua, ma anche su quella degli altri attori e stare attenta a tutte le sfumature, e non solo, relative ai personaggi, ma anche alla location, agli arredi a ciò che hai nella testa e vorresti riportare nella realtà. La soddisfazione più grande è quella di aver reso in immagini l’idea di Franco Mascia, che ha sempre una mente, io dico, in gravidanza, perché partorisce storie in pochissimi minuti, ma con la grande capacità di farti emozionare, come fa Fragheterra.

Potresti raccontare brevemente la trama del film ai lettori di Vulcano?

Fragheterra racconta un viaggio che compie Marco, il protagonista, interpretato da Carmelo Bacchetta, da Milano dove vive e lavora, verso la Sardegna e più precisamente l’Ogliastra, che lui non ha mai visitato perché per la terra e per i sardi lui prova solo disprezzo ed è pieno di pregiudizi. Obbligato dalla sua titolare a partire per la Sardegna, al fine di concludere un grosso affare, Marco si imbatte nei coniugi Ladu, da cui deve acquistare un grande podere…ma l’incontro con i due personaggi, Bobore e Assunta, ossia Franco Mascia e Katia Corda, gli cambierà totalmente la vita…

Si tratta di un mediometraggio della durata di 45 minuti, totalmente in italiano.

Quale messaggio vuole lanciare il film?

Il messaggio che vuole lanciare è contro i pregiudizi che le persone possono avere non solo sul popolo sardo, ma in generale su qualsiasi terra. Noi abbiamo raccontato una storia qui in Sardegna, ma può essere valida in qualsiasi città del mondo. Il nostro intento è quello di esaltare il popolo sardo e parlare di identità non solo di sardità, come regista ho voluto fortemente che non si vedessero, fucili, pecore e gambali, perché grazie a Dio la nostra terra offre altro, siamo pieni di risorse sia naturali che come popolo. Siamo colti e possiamo per scelta fare anche i pastori, ma ciò non significa che, se abbiamo il bestiame sul monte, siamo limitati o con poca intelligenza e cultura.

Recentemente il film ha vinto il premio Vesuvius, puoi raccontarci com’è andata?

Proprio in questo mese di agosto, Fragheterra è stato candidato al festival Vesuvius di Napoli, un festival internazionale dove il nostro mediometraggio, visti i suoi 45 minuti, ha potuto competere con i lunghi di altri Paesi del mondo. Non pensavamo affatto al premio, ma a farci conoscere da una giuria esperta che poteva vedere ciò che anche con poco denaro, si riesce a fare quando si ha la passione. Con nostra grande sorpresa poi, abbiamo vinto non solo come miglior film ex equo col Giappone, ma io ho ricevuto anche il premio come miglior regia femminile. Questo ci ha incoraggiati ancora di più per il proseguo del film che stiamo già scrivendo.

Dove è possibile vedere il film?

Fragheterra è a disposizione di qualsiasi Comune, Associazione culturale, Scuola o Pro Loco che volesse offrirlo alla popolazione o agli studenti

A settembre poi tornerà al cinema al Greenwich di Cagliari, al Garibaldi di Tortolì e all’Uci di Cagliari. Per restare aggiornati è possibile seguirci attraverso Facebook .

 

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