Villasor. Un illustre sorrese acquisito e poco conosciuto: Vito Cadorin

 

 

di Luigi Palmas

 

Vito Cadorin è stato il dirigente capo della Centrale termoelettrica di Santa Caterina a San Giovanni Suergiu, che entrò in funzione e produsse dal 1939 al 1963, dismessa nel 1965.

Fu trasferito a Villasor all’inizio del 1960, quando la grande richiesta e la necessità di energia elettrica per tutta la Sardegna rese necessario costruire un centro di controllo del carico e dei flussi di energia, che fu individuato nella stazione primaria di Villasor.

Vito Cadorin aveva una forte personalità, carismatica e autorevole, gestiva direttamente le possibili vertenze e richieste dei lavoratori, che si rivolgevano a lui, sicuri di trovare risposte giuste, aiuti.

A suo modo, mi viene in mente, un altro Adriano Olivetti.

Nacque il 19 aprile 1909 a Belluno e conseguì la licenza di perito elettromeccanico nel 1927-28.

Il 1° gennaio 1930 fu chiamato e assunto dalla Società Sarda Prodotti Chimici a Oschiri (SS) nel reparto elettrolisi per poi diventare capo turno alla Sardammonia, consociata che operava insieme alla centrale idroelettrica del Coghinas, di cui era capofila la Società Elettrica Sarda.

La Centrale Elettrica di San Giovanni Suergiu

In questo contesto collaborò per alcuni anni con il prof. Giulio Natta, ingegnere chimico, ordinario di chimica industriale al Politecnico di Milano, premio Nobel per la chimica nel 1963.

Vito Cadorin collaborò in quel periodo anche per la costruzione delle linee elettriche a 70 Kv, dorsali di collegamento fra le centrali idroelettriche del Coghinas, del Tirso e della stazione di Santa Gilla (CA).

Nello stesso periodo si costruivano le stazioni di trasformazione di Villasor, di Chilivani, di Iglesias Monteponi e il collegamento a 70 Kv con la Centrale Termoelettrica di Santa Caterina in costruzione.

Il responsabile di questi importanti lavori era Arnaldo Vascellari che fece trasferire Vito Cadorin, per le sue notevoli capacità, a Cagliari nella direzione tecnica della Società Elettrica Sarda, dove acquisì ulteriori e importanti competenze.

Restò per poco tempo perché fu inviato d’urgenza dalla S.E.S.a gestire la Centrale di Santa Caterina a San Giovanni Suergiu, che, dopo l’ avvio, presentava già gravi difficoltà.

In questa nuovo incarico coordinò le attività delle imprese ancora presenti e soprattutto lavorò per addestrare il personale della S.E.S. all’esercizio e alla manutenzione del nuovo impianto.

La collocazione della Centrale di Santa Caterina fu determinata principalmente dalla vicinanza alle acque della laguna, impiegate per il funzionamento e raffreddamento delle macchine. Il complesso era costituito da tre principali corpi di fabbrica, all’interno dei quali trovavano posto i generatori di vapore, i distillatori di acqua marina con pompe di alimento, i turboalternatori e i quadri da 5 Kv.

Il giorno del suo compleanno, nel 1939, ebbe un importante e meritata promozione nella Società.

Intanto si avvicinava la guerra e la Centrale era strategica per la Sardegna.

Infatti, quando i laghi di Coghinas e del Tirso furono abbassati di livello e le dighe protette con sbarramenti anti siluro per le possibili incursioni degli aerei nemici, la Santa Caterina, funzionando con tre gruppi su quattro, alla massima potenza, con l’alimentazione del carbone proveniente da Serbariu, polverizzato in loco da un frantoio, fornì energia non solo al complesso sulcitano ma anche alla zona di Cagliari, attraverso un’ apposita area di collegamento ed assicurò l’energia anche per tutta la Sardegna.

Vito Cadorin, uomo di grande carattere e professionalità, fisico possente, riuscì nella immane impresa, fiero della “sua bottega”, così chiamava la Centrale, e dei “suoi collaboratori” dai quali pretendeva l’impossibile.

I suoi ordini erano precisi e non si potevano discutere: si eseguivano, presto e bene.

Si interessava dei suoi collaboratori, delle loro famiglie, delle loro necessità, dei loro figli. Cercava di dar loro il massimo di se stesso, anche se il suo carattere burbero non permetteva contrapposizioni, li difendeva contro tutto e tutti, comprese le esigenze della direzione della Società Elettrica Sarda, i cui dirigenti si guardavano bene dal “toccare” i suoi collaboratori. Non usò mai sanzioni o lettere di contestazione, usava il suo vocione per sistemare le questioni. Nessuno si sognava di ribattere.

Non curò mai i suoi interessi personali, a Santa Caterina Giuseppe Deidda, responsabile amministrativo, gestiva le sue spese e la riscossione dello stipendio. Non chiedeva mai rendiconti.

A Villasor affidò tutto al sig. Salis, sino alla pensione, compresa  la costruzione della casa, prospiciente alla centrale, chiavi in mano.

Durante la guerra la sua casa nei pressi della Centrale Santa Caterina fu distrutta in un bombardamento degli aerei americani insieme a tutti i suoi averi.

Finita la guerra, il generale americano che aveva diretto i bombardamenti aerei si recò a Santa Caterina per conoscere qual’ era l’organizzazione di difesa e chi, nonostante le loro incursioni, faceva marciare quell’impianto.

Nel dopoguerra l’Anidel, Associazione Tecnica Esercenti d’Impianti Elettrici a livello nazionale, nominò Vito Cadorin capo della commissione per lo studio delle acque di caldaia, partecipando alle riunioni in tutta Italia.

La Bastogi, società finanziaria che sovrintendeva a diverse società elettriche, la Sade, Edison, Sip, Romana, Sme e altre, gli assegnò un vitalizio, un premio in denaro, che Vito Cadorin devolveva ad asili, associazioni, a chi aveva bisogno.

Si impegnò nella vita sociale e politica di San Giovanni Suergiu. Fece parte dell’ ECA, Ente Comunale di Assistenza, di cui fu eletto Presidente nel 1944.

Nel dicembre 1945 fu nominato Commissario Prefettizio e ricoprì la carica fino al 1946 quando fu eletto Sindaco, incarico che ricoprì fino al febbraio del 1947.

Alla fine degli anni ’50, inizi ’60, fu trasferito a Villasor, come già detto, nella stazione primaria per creare, primo in Sardegna, un centro di controllo del carico e dei flussi di energia, che costruì dal nulla e contribuì a costruire un’altra nuova sede a Quartucciu.

Gli fu poi proposta insistentemente la carica di alto dirigente nella Società Elettrica Sarda per le sue eccezionali qualità ed esperienze. Avendo però maturato l’anzianità per il collocamento a riposo, preferì andare in pensione.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita tra i suoi libri, le visite continue di tutti i suoi vecchi e nuovi amici, collaboratori ed operai, nella sua casa a Villasor, dove fu molto conosciuto e fortemente apprezzato per le sue grandi qualità, fino alla sua morte, il 22 novembre1978.

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