Sirbons, Andrea Delussu: «Lavoreremo per costruire qualcosa di più solido sul campo»

In attesa della ripresa dell’attività agonistica al termine dell’emergenza coronavirus, ci occupiamo della società A.s.d Sirbons Cagliari American Football Team, club che pratica ad Assemini lo sport del football americano.

Disciplina nobile, sviluppatasi storicamente negli Stati Uniti e col tempo divenuta nel Paese a stelle e strisce lo sport più popolare, un vero e proprio “sport-mania”, il football americano si è diffuso in tutto il mondo. Pur senza raggiungere la popolarità di cui gode negli USA, questo sport ha trovato terreno fertile in Europa e anche in Italia, che ha una sua federazione e organizza diverse leghe nazionali.

Momento gioco A.s.d Sirbons Cagliari American Football Team
© foto A.s.d Sirbons Cagliari American Football Team

La storia dei Sirbons, società cagliaritana trapiantata ad Assemini da diverse stagioni agonistiche, l’abbiamo presentata lo scorso anno su queste colonne e a quegli articoli rimandiamo. E proprio partendo dall’esperienza di quegli approfondimenti, abbiamo contattato l’ufficio stampa della squadra e organizzato un’intervista con Andrea Delussu, atleta classe 1992, uno dei “senatori” dei Sirbons. Estendiamo l’invito che ha rivolto agli asseminesi, un invito a scoprire questo bellissimo sport e, quando si tornerà alla normalità, seguire le partite interne sul campo di via Risorgimento (Stadio Santa Maria-Sirbons Field). 165 cm per 75 kg, Andrea svolge la professione di programmatore web e risiede ad Assemini.

Ciao Andrea. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Andrea Delussu, ho 27 anni e abito ad Assemini. Lavoro come programmatore web in una multinazionale a Cagliari, nel tempo libero faccio calisthenics e mi diletto nell’assistenza hardware e software di smartphone, tablet e pc.

Quando ti sei appassionato al football americano?
Mi sono appassionato al football nel 2008. Avevo sempre visto lo sport nei film che davano alla TV ma non sapevo dell’esistenza dello stesso a Cagliari. Allora, appena avuta l’occasione mi sono buttato.

Quando hai iniziato a praticare questo affascinante sport? Da quanto tempo coi Sirbons?
Ho iniziato lasciando il calcio, che mi aveva accompagnato dall’età di 5 anni. Nel football, ho esordito con una giovanile under 18 (nei Crusaders Cagliari) di ragazzi che come me, si approcciavano alla disciplina per la prima volta. Sto coi Sirbons da quando sono “rinati” nella stagione 2011/2012.

In che ruolo giochi? Potresti spiegare ai non esperti le caratteristiche di questa posizione?
Io gioco principalmente come running back. Si tratta sostanzialmente del giocatore che riceve la palla in mano dal quarterback e deve correre attraverso i “buchi” aperti dalla proprio linea, secondo lo schema di gioco deciso. Alla fine in squadra ruoto un po’, impegnandomi anche negli altri ruoli, essendo uno dei giocatori con più esperienza.

Veniamo al campionato passato. Qual è il tuo giudizio sulla performance della squadra?
Il campionato passato, come anche gli altri, è stato di crescita. Anche se secondo me l’anno scorso abbiamo avuto uno stallo: per ogni ragazzo nuovo che arrivava, qualche “vecchio” se ne andava per motivi vari, dalla famiglia al lavoro, e questo ha bloccato un po’ i nostri progressi. L’unico giudizio sulla performance lo riassumo in una parola: incostante. Alla ripresa, lavoreremo per costruire qualcosa di più solido.

Avete avuto un tecnico americano, Al Guadagnoli. Cosa avete ricavato dal lavoro con lui?
È stato un grande innesto, dopo qualche anno di attività siamo riusciti a “prendere” un po’ di America e portarla qua ad Assemini. Ci ha dato tante competenze nuove, una diversa mentalità di gioco e di pensiero paragonata a quella che già esisteva qua. Ma anche un modo diverso di vivere questa disciplina, molto utile soprattutto per chi si stava affacciando in quel momento allo sport. Senza dimenticare il lato umano che è stato fondamentale, stimolante oltre che molto bello e profondo.

Cosa ti aspetti, a livello personale e di squadra, dal futuro?
A livello personale, ho in mente solo un recupero ottimale della condizione. Per motivi vari ho po’ mollato la presa e ho perso delle caratteristiche che mi permettevano di “osare”; lavorerò per recuperarle e migliorarle, l’anno prossimo avrò sicuramente grandi aspettative. Per quanto riguarda il gruppo, spero che questo momento difficile passi velocemente e che si torni a fare sport. La prossima stagione sarà comunque di transizione; una stagione in cui i nuovi possano apprendere tanto e aiutarci con chi arriverà. A livello di campionato mi aspetto più dettagli che sostanza, cioè: il risultato sì è importante, ed è oggettivamente l’unica cosa che conta per certi versi, ma vorremmo arrivare a un risultato ottenuto con la qualità, che si raggiunge migliorando e perfezionando i piccoli dettagli.

Dove ti vedi tra cinque anni, sportivamente parlando?
Fare previsioni è sempre difficile. Per fortuna, col lavoro che faccio mi potrò permettere alcune libertà e se riuscirò a farle coincidere con le performance e un pizzico di fortuna potrò salire di livello. Certe chiamate sono sempre molto importanti, e non c’è gratificazione migliore di veder riconosciuti i propri sacrifici.

Matteo Portoghese

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