Cagliari, il DG Passetti: «Il contributo di tutti per fronteggiare la crisi»

Il Direttore Generale del Cagliari, Mario Passetti - © foto Cagliari Calcio
© foto Cagliari Calcio

Il Direttore Generale del Cagliari, Mario Passetti, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di TuttoMercatoWeb. Tanti i temi trattati, uno su tutti l’impatto dell’emergenza Covid-19 sul mondo del calcio. 

Effetti, scenari futuri, soluzioni? Passetti afferma la necessità di introdurre profonde riforme al sistema calcio. Dopo la ripresa della attività, durante la cosiddetta fase-2, si dovrà convivere con il virus.

«Ho avuto modo di vedere all’opera Vittorio Colao, oggi a capo della task force per la ripartenza del Paese, nelle mie precedenti esperienze lavorative. – ha affermato Passetti – È un professionista che il mondo ci invidia, questo deve tranquillizzarci».

GESTIONE EMERGENZA «Dal 1° marzo abbiamo dovuto interrompere le attività, dal 9 marzo si è interrotto tutto, il Cagliari si è come fermato in ogni suo settore. L’agenda, dal lavoro di quotidianità, è diventata gestione dell’emergenza. E abbiamo dovuto prendere scelte dolorose sui nostri dipendenti che non posso fare altro che ringraziare, col cuore».

NECESSARIO IL CONTRIBUTO DI TUTTI «Occorre un accordo con i calciatori, su questo la Lega di Serie A ha dato un messaggio unitario in un momento difficile, basato su un principio chiaro: laddove le prestazioni non siano eseguite non c’è il diritto alla corresponsione del relativo emolumento. Mi auguro si passi presto dalle parole ai fatti e si trovi subito un accordo di buon senso, anche per rispetto di chi ha già iniziato a subire gli effetti di questa crisi. Ogni società lavorerà come può e crede ma il principio per cui ognuno debba fare la propria parte non è messo in discussione da nessuno e questo è molto importante».

L’INDUSTRIA CALCIO «Il calcio rappresenta un indotto da 4,8 miliardi, è una delle industrie di questo Paese: produce più di 1 miliardo tra contributi fiscali e previdenziali, l’1% del Pil dell’Italia. È un settore dal quale dipendono decine di migliaia di famiglie, non solo i calciatori e i dirigenti di A. Gli effetti della crisi ricadranno in maniera rilevante su tutto il sistema calcio: se oggi ci si interroga sul fatto che il campionato possa essere concluso è perché a cascata ne beneficerà tutto il mondo del calcio».

INNOVAZIONE E PROGETTUALITÀ «Al Governo sono state chieste norme, non soldi. Parlando solo della Serie A, ci sono venti club con storie e competenze diverse. Ci sono imprenditori internazionali e locali: tanti di loro possono portare un valore aggiunto, servono strumenti di progettualità. Serve modificare la Legge sugli Stadi, premiare chi vorrà investire sulle strutture oggi. Serve modificare la Legge Melandri, che non risponde più ai canoni attuali. Serve una distribuzione dei ricavi sì meritocratica ma più equa. Basti vedere quella in Inghilterra e la nostra: prendiamo quel che accade oggi per trovare nuovi equilibri. Serve incoraggiare gli sponsor a restare nel calcio, dando loro sgravi fiscali. E per chi lavora in modo virtuoso con gli sponsor, per non trovarsi a dipendere solo dagli introiti dei diritti tv, non perdere il loro supporto è una questione fondamentale».

NUOVO STADIO «Il nostro progetto stadio è avviato. Eravamo all’inizio della progettazione definitiva: con Regione e Comune stavamo ragionando sull’opportunità di non realizzare aree destinate a spazi commerciali ma ad altri scopi. Dato che noi avremo una concessione di 50 anni, ma non la proprietà dello stadio (c’è una grande differenza), il motivo di realizzare gli spazi commerciali era solamente quello di trovare i fondi per costruire lo stadio stesso. Se questo introito fosse coperto dalla pubblica amministrazione si potrebbe realizzare in quelle aree qualcosa di più utile alla comunità così da non danneggiare il tessuto commerciale locale già ampiamente colpito da questa drammatica crisi».

a cura della redazione sportiva

fonte: CagliariCalcio.com

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