Donne in carriera, una sfida tra studio, lavoro e famiglia

 

di Sandro Bandu

 

Finalmente stiamo tornando alla normalità, il lockdown, ovvero l’isolamento forzato, ma diciamolo in italiano una volta per tutte, è stato revocato e, per ora, rimane solo un brutto incubo che speriamo non torni più. Ma dipenderà da noi, dai nostri comportamenti, dalla nostra attenzione a rispettare le più elementari regole indicateci dagli esperti: mantenere le distanze, lavarsi spesso le mani e usare le mascherine negli ambienti chiusi.

Qui in Italia, la prima nazione occidentale costretta ad arginare e ad assumere seri provvedimenti contro il CODIV-19,  siamo stati bravi, e le nostre precauzioni sono state imitate da tutte le altre nazioni, ma non siamo ancora fuori pericolo, perché ogni tanto rispunta un maledetto focolaio in vari parti del nostro Paese e questo la dice lunga sul fatto che ancora non si può dire la parola fine o che il coronavirus sia stato sconfitto. In attesa del tanto agognato vaccino.

Anche perché se, come si diceva, in Italia e in gran parte dell’Europa la situazione adesso è tranquilla e sotto controllo, non certo si può dire lo stesso per molte altre parti del pianeta. A partire dal continente americano: dagli USA, al Sudamerica, alla drammatica situazione dell’India e all’esplosiva situazione del continente africano, di cui si parla poco e non si conosce appieno la reale situazione sanitaria. Ma conoscendo le scarse risorse in termini economici e di strutture sanitarie (sappiamo che in Africa vi è carenza di medici, solo alcuni dati: vi è 1 medico per 5.000 abitanti, in Italia abbiamo un rapporto di 1 su 250 abitanti; per non parlare poi dei posti letto in terapia intensiva negli ospedali o dei ventilatori polmonari praticamente inesistenti) è facile intuire che qualcosa di non piacevole ancora non è emerso in tutta la sua reale drammaticità, anche perché in effetti non si sa bene quanti e che tipo di controlli abbinno effettuato.

Comunque sia, secondo gli studiosi in Africa il Codiv-19 ha trovato poco terreno fertile perché vi è una popolazione molto giovane e perché le temperature sono alte  (questo pare che indebolisca il virus)  e tutto ciò determina una trasmissione più lenta. Ma se da questo punta di vista, almeno per una volta, gli africani  possono ritenersi “fortunati”, ciò che li indebolirà ulteriormente sarà il contagio economico, così come d’altronde sta succedendo da noi; anche lì le già fragili economie saranno ancora più colpite, con meno esportazioni di prodotti agricoli e con il turismo praticamente a zero. I posti di lavoro caleranno drammaticamente e si sa che da quelle parti se la mattina non lavori la sera non mangi.

Ma torniamo a noi: ecco perché l’Italia e gli italiani, in questa fase 3, dovranno essere ancora più bravi, perché si dice che con l’autunno, se non si osserveranno quelle piccole ed elementari precauzioni di cui si parlava precedentemente, la situazione potrebbe precipitare nuovamente, e un altro isolamento forzato potrebbe essere il definitivo colpo di grazia per la nostra economia e per tutto il sistema Italia. Speriamo bene.

Donne, lavoro, carriera e famiglia

Il tema che la redazione ha affrontato in questo numero riguarda le donne in carriera e le difficoltà a far valere le loro capacità di fronte al sesso forte, argomento sempre attuale, controverso e di difficile risoluzione, almeno per il momento.

Per la verità avevamo deciso di trattarlo già nel numero precedente, poi l’avvento della pandemia COVID-19 ha stravolto anche i nostri piani.

È un tema affascinante che pone l’irrisolto problema della parità tra i generi, sia per quanto riguarda la meritocrazia, sia per ciò che concerne i salari, una donna, soprattutto nel privato, guadagna almeno il 25 % in meno rispetto a ciò che viene attribuito a un uomo.

 Come si sa il sesso debole, negli ultimi decenni, pian piano stava recuperando terreno, ma secondo l’ILO (International Labour Organization) la recente crisi economica internazionale ha avuto pesanti ripercussioni sulle categorie più deboli del mercato del lavoro e, tra esse, quella delle donne. Sono sensibilmente peggiorate le condizioni delle donne in generale, con il conseguente aumento delle discriminazioni in ambito lavorativo, adesso poi si è aggiunta  anche la pandemia del coronavirus e la situazione non potrà che complicarsi ulteriormente.

In Italia sono ancora troppo poche le donne che si sono ritagliate dei posti di prestigio nei vari settori della società, e purtroppo siamo in fondo alla classifica delle pari opportunità tra i paesi occidentali, lontani anni luce da nazioni con standard per loro ormai abituali, vedi nazioni scandinave.

Noi nel nostro piccolo, con le nostre interviste ad alcune donne del nostro territorio, abbiamo cercato di rappresentare lo spaccato delle nostre realtà: ragazze e persone mature che si sono distinte nel loro settore e che ce l’hanno fatta, o ce la stanno mettendo tutta per raggiungere i propri obiettivi, per conciliare il lavoro (quasi un miraggio qui da noi e quindi ancora di più da tenere stretto) con il ruolo di madri, mogli e, in alcuni casi, di figlie di genitori anziani e malati.

Per questo, a queste donne, va il nostro plauso con la speranza che la nostra società riesca un giorno non molto lontano, a raggiungere una vera parità e di opportunità per tutti indistintamente.

 

Dal Vulcano 104 (aprile-maggio-giugno 2020)

 

 

 

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