Gigi Riva: «Ho detto sì al Cagliari per amore»

Gigi Riva a cuore aperto. Il mito ha rilasciato un intervista a Cuore rossoblù, il mensile del Cagliari Calcio in edicola con L’Unione Sarda, in occasione della nomina a Presidente Onorario del Club da parte di Tommaso Giulini.

Gigi Riva nell'area museale della Sardegna Arena - © foto Cagliari Calcio
© foto Cagliari Calcio

Ecco alcuni passaggi della chiacchierata col noto giornalista Luca Telese.

Buongiorno Gigi
(Sorride). Ehhh…
Ehhh cosa?
Questa cosa della presidenza onoraria. Se dovessi dire tutta la verità…è un riconoscimento bello, un riconoscimento onorifico che mi fa piacere, che mi rende felice. Ma…
Ma?
A dirla tutta? Solo all’idea che poi accadesse davvero non ci ho dormito per due giorni.
In senso metaforico?
(Ride di gusto). No, no: in senso letterale. Per come sono fatto io, per come l’ho presa io. Che responsabilità che è, per me.
Spiegalo.
Tu sai che mi piace dormire bene. Soprattutto quando posso. Ma poi devo fare i conti con i miei fantasmi, le mie inquietudini. I miei sentimenti. Pensa che da quando Giulini mi ha detto che voleva nominarmi in questo ruolo, nei giorni prima del Consiglio ho passato notti intere a contemplare il soffitto. Occhi sbarrati. Neanche un minuto di sonno.
Ma perché?
Perché quando si tratta del Cagliari io prendo tutto terribilmente sul serio. Questa società non è una delle cose della mia vita. È la storia della mia vita. È la chiave del mio rapporto con la Sardegna, è il mio sangue.
Questo ti fa onore.
Sì, ma devi capire che allo stesso tempo l’idea di questa responsabilità mi dà anche molta angoscia.
Che cosa ti angoscia, esattamente?
Beh, intanto sono scaramantico: so che il mio nome pesa come una pietra. E non vorrei che lo facesse in negativo.
Non parlerai mica dei risultati?
(Sorride). Anche. Penso: c’è stato un momento magico. E se da quando c’è Riva le cose iniziassero ad andare peggio?
Stai scherzando…
Ehhh… guarda che in questo sport ogni dettaglio conta.
Tutti sanno che tu stai facendo un regalo al Cagliari.
Per me è un atto d’amore.
Nella squadra erano tutti contenti di questa notizia.
E questo mi fa molto piacere. Però vorrei che tutti sapessero una cosa: io non sarò un presidente onorario che invade spazi non suoi, che gira per il centro sportivo a dire la sua, che si ritaglia visibilità commentando le partite e pronunciando sentenze. Uno che vuole mettere becco.
Non c’è nemmeno bisogno di scriverlo.
No, fallo. E dì anche che se mi chiamano i giornalisti io non rispondo al telefono. Dopo quelle due notti in bianco, ero stato tentato di chiamare Giulini e dirgli: “Tommaso, grazie mille ma non accetto”. Poi mi sono detto: “Gigi, in questo momento straordinario del Cagliari, tra il Centenario della fondazione e il campionato, con quella classifica da difendere nei prossimi mesi, se c’è qualcosa, anche una piccola cosa simbolica che puoi fare, tu devi farla”.
E alla fine hai accettato.
Sì, ma prima di qualsiasi altra cosa scrivi che sarò un presidente onorario anomalo. Un presidente onorario tifoso. Uno che segue la partita dal suo televisore come tutti gli altri. Uno che soffre e gioisce in silenzio. Onorario come se fossi il primo rossoblù sul campo, non perché mi metto dei gradi.
La società voleva fare una cerimonia.
Ora? Macché cerimonia! Ho detto a Giulini: “Tommaso, seguiamo il calendario del calcio, che per me è sacro: facciamo finire il campionato, tocchiamo ferro, incrociamo le dita e poi vedremo”. Ho assunto questo ruolo onorifico, ma in punta di piedi, senza rompere le scatole a nessuno.
….
Il Cagliari di oggi? Che squadra è, per te?
È una squadra vera. Intanto mi piace Maran, perché è un mister che sa tutto della Serie A, e questo è importante. Ha una sua idea di calcio. Gestisce la rosa. Vedo il lavoro di costruzione che ha fatto la società, la passione che ci ha messo Giulini. In questo c’è una relazione con noi. Anche il nostro ciclo è iniziato molto prima che arrivassimo a vincere. Anche questo Cagliari in campo schiera diversi leader. Prendi la partita con la Lazio. Io non credo di aver mai fatto un recupero così. Ma nei novanta minuti la partita era vinta, e meritatamente. Però a giudicare una squadra quando vince sono bravi tutti. Io ho imparato che gli uomini devi valutarli quando perdono. È quello il momento più difficile.
Non sei preoccupato.
Mi piacerebbe che ci facessero una bella sorpresa a Torino, con la Juve… Ma a dicembre, ridendo e scherzando, tra squalifiche e infortuni c’erano sei titolari indisponibili. La squadra è forte; e quando tornano tutti si vedrà…

Lascia un commento