Il postino Sergio non suona più!

 

Foto di Tonino Uscidda

 

di Sandro Bandu

 

E già, dal 1 ottobre scorso i decimesi non sentono più il campanello trillare in modo gentile ed educato. Il mitico postino Sergio Marotto, al termine della quasi quarantennale e onorata carriera, è andato in pensione e non lo vedremo più di fronte alle nostre case per portarci le buone e, talvolta, cattive notizie epistolari.

Sergio Marotto, 66 anni, è nato e risiede a Vallermosa, è sposato ed è padre di due gemelle di 38 anni.

Ha quasi sempre svolto il suo lavoro a Decimo, eccetto i primi anni, quando da precario veniva inviato nei vari centri della provincia dove ha cominciato ad apprendere i primi segreti di questa professione.

Sergio, come va? Ti senti più rilassato adesso?

Ti dirò che il lavoro non mi manca, forse sto risentendo del fatto che non sono più a contatto con la gente, e soprattutto con i decimesi con i quali ho avuto una splendida condivisione di gran parte della mia vita.

Quando hai cominciato a fare il postino, per la verità la denominazione giusta è il portalettere, o sbaglio?

No, non sbagli, siamo conosciuti così, ma non è mica un oltraggio…

La nostra chiacchierata viene interrotta continuamente dalla nuova portalettere che telefonicamente contatta Sergio per avere indicazioni su strade e utenti che non conosce e\o non riesce a rintracciare: il nostro interlocutore, con fare gentile, mi chiede scusa e fornisce le indicazioni alla sua collega.

Sergio, dimmi la verità, sei andato in pensione con lo stesso entusiasmo di quando sei stato assunto?

A essere sincero non proprio, perché anche nella nostra professione sono cambiate molte cose, la tecnologia ha portato molti cambiamenti e ci siamo dovuti adeguare all’utilizzo del palmare e per noi di una certa età non è stato facile. Siamo migliorati invece dal punto di vista della logistica e della consegna: non usiamo più le biciclette ma moderne smart o scooter. Ma forse era meglio prima quando scorazzavamo con le mitiche biciclette con enormi portapacchi anteriori; con la bici mi tenevo in forma: macinavo ogni giorno più di 25 chilometri e trasportavo oltre 40 kg di posta.

Parlami del più frequente inconveniente per un postino: l’incontro ravvicinato con i cani degli utenti; anche tu hai avuto qualche disavventura in questo senso?

Eeee più di una volta! Almeno 4\5 volte. La più incredibile fu quella quando lavoravo a Quartu da precario: fui morso da un cane pastore tedesco che assaggiò il mio polpaccio sinistro; la cosa più divertente, se così si può dire, è che il padrone venne in ufficio per denunciarmi perché il cane qualche giorno morì in seguito a un mio calcio che gli stampai sul muso: ma io semplicemente mi ero difeso se no poteva finire davvero male.

Corrisponde al vero che i tuoi occhi azzurri abbiano fatto perdere la testa a qualche donna del nostro paese?

Ma va, ma quando mai, mica ho fatto l’idraulico! (risata scrosciante)

Dai dimmi la verità…

Se proprio vuoi sapere qualcosa ti posso svelare solo un aneddoto: quando ero giovane una signora mi chiese con fare gentile di entrare in casa sua per sistemare una cosa in quanto il marito era fuori per lavoro. Io in effetti pensai che mi stesse invitando per un motivo ben preciso e mi stavo facendo il mio bel filmatino. Una volta dentro casa mi chiese di montarle la bombola della cucina e mi scappò la seguente frase: “Ah mi ha chiamato per questo?”.E cosa pensavi, brutto porco” fu la risposta della signora. Ci rimasi molto male e non mi permisi più di fare queste leggerezze.

Un ricordo particolare della tua carriera a Decimo?

Per fortuna molti ricordi belli, a partire dalla stima della gente che rimarrà sempre nel mio cuore ed è stata sempre ricambiata da parte mia, ma se proprio ne vuoi uno ti racconto quello legato alla rapina dell’89 che ci vide coinvolti quando la Posta era in via Cagliari e il direttore era il signor Alberto Ibba. Io con i colleghi Martino Corda e Nando Soi eravamo in ufficio per smistare la posta da recapitare nei vari rioni, quando sentimmo delle urla dal bancone: due tizi, con le calze velate infilate sul viso, con forte accento nuorese, puntarono contro una nostra impiegata una pistola. Io mi precipitai sul malvivente e la pistola fu diretta contro di me con l’intimazione a non muovermi. Io fui gelato e naturalmente mi fermai, non era il caso di fare l’eroe: era un giorno in cui dovevamo erogare le pensioni e per fortuna queste non erano ancora arrivate. I ladri portarono via solo 16 milioni, ma se avessero fatto bene i conti avrebbero portato via molti più soldi. I ladri non furono mai scoperti.

Ultima domanda: cosa ti rimane di Decimo dono 38 anni di lavoro?

Quasi quarant’anni di lavoro qui da voi non sono pochi e mi hanno permesso di conoscere una splendida comunità: praticamente ho visto crescere ed evolversi Decimo che è diventato il mio secondo paese. Ci sarà sempre un posto speciale nel mio cuore per questo paese e per questa comunità, ma non disperate: mi vedrete spesso qui da voi, Vallermosa non è poi così lontana.

Ciao Sergio, a nome di tutti i decimesi ti ringraziamo per i tuoi servigi e per la tua innata gentilezza e professionalità.

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