Intelligenza artificiale e intelligenza emotiva: la cooperazione del futuro

 

Possono intersecarsi, collaborare e cooperare Intelligenza Artificiale e Intelligenza Emotiva? 

La rivoluzione 4.0 (Quarta Rivoluzione Industriale) sta modificando radicalmente il modo di concepire il mondo del lavoro, e come ogni rivoluzione comporta una dose di paura e scetticismo nei confronti delle numerose novità e degli strumenti inesplorati, con il timore delle conseguenze e delle ripercussioni che il cambiamento implica. L’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale a servizio dei leader delle organizzazioni moderne, fa scaturire diversi dubbi ed il timore che il ruolo fondamentale delle emozioni e delle caratteristiche tipicamente umane, delle loro intuizioni e della loro capacità di giudizio, possano perdersi e venire oscurate dalle innovazioni tecnologiche. Uno scenario sempre più governato dagli algoritmi può comportare diversi rischi per il benessere delle persone, se l’implementazione di queste strategie rivoluzionarie non viene gestita con sensibilità, consapevolezza, spirito critico e con la giusta attenzione allo stabilire una scala di priorità nella definizione degli obiettivi aziendali in coerenza con uno sviluppo sostenibile. Al mutamento dell’ambiente corrisponde la nascita di nuove esigenze e di nuovi bisogni degli esseri umani che per loro natura si adattano ai cambiamenti. Gli sforzi in direzione di un nuovo assetto organizzativo devono essere congiunti, coerenti ed attenti a queste nuove necessità.

In questo contesto, negli ultimi anni, la funzione risorse umane ha assunto una crescente rilevanza nelle organizzazioni moderne, e si muove al loro interno verso una direzione sempre più centrale e trasversale. Le competenze tecniche e tecnologiche e quelle emotive dei leader moderni devono evolversi di pari passo. L’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale nei processi decisionali comporta l’esigenza di focalizzare gli sforzi delle persone in azienda sul miglioramento e la valorizzazione delle proprie risorse personali, affinché le nuove tecnologie non ostacolino lo sviluppo umano, ma lo sostengano e lo agevolino, per un benessere sempre più diffuso a tutti i livelli dell’organizzazione e della società. Il reperimento di un personale aziendale sensibile a questi temi e consapevole della rivoluzione in atto, aperto alla collaborazione e a percorsi di formazione e sviluppo, risulta un elemento chiave fondamentale che deve porsi alla base della definizione della nuova direzione a livello globale dei contesti

Le nuove scoperte in ambito tecnologico, in particolare l’Intelligenza Artificiale, stanno impattando fortemente anche l’ambito scolastico , e d’altra parte è sempre più necessario sviluppare delle competenze “soft”, che consentano di adattarsi in maniera sostenibile al nuovo scenario. Da un lato, alcune attività, soprattutto quelle più ripetitive, ma anche quelle cognitive, verranno svolte da algoritmi di Intelligenza Artificiale, mentre diventa sempre più strategico allenare le capacità emotive e relazionali, tipiche dell’Intelligenza Emotiva.

 

Come possono intersecarsi e cooperare tra di loro questi due mondi apparentemente molto diversi e distanti? Intelligenza artificiale e intelligenza emotiva: cosa sono?

L’intelligenza artificiale è una disciplina che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. Quindi le nostre vite e il nostro lavoro saranno coinvolti dall’Intelligenza Artificiale. Le opportunità offerte dai sistemi che fanno uso di intelligenza artificiale sono molteplici: le macchine sono oggettivamente più efficienti e veloci di noi umani nella gestione e interpretazione di grandi moli di dati, nell’effettuare calcoli complessi e nell’automatizzare processi. Potenzialità che vanno probabilmente oltre la nostra immaginazione e che creano non pochi dubbi sull’utilizzo e l’eticità di questo tipo di tecnologie. Gli algoritmi di machine learning e deep learning hanno subìto una tale evoluzione da riuscire a risolvere problemi che anni fa avremmo ritenuto impossibili.

L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. È la capacità di relazionarsi in maniera efficace, entrando in empatia con l’altro, oltre alla capacità di darsi una direzione di vita.

L’Intelligenza emotiva ci permette di integrare la parte razionale del nostro cervello con quella emozionale. Riguarda la comprensione di noi stessi, dei nostri umori e sentimenti, dei nostri obiettivi. È la capacità di auto-motivarci e gestire i nostri stati mentali ed emotivi anche quando siamo sotto stress. Significa comprendere l’altro e le sue emozioni per rapportarci in modo efficace aumentando il coinvolgimento nei nostri obiettivi.

Se sappiamo essere coscienti delle emozioni e riusciamo a integrarle con la nostra parte razionale, aumenteremo la conoscenza di noi stessi, la nostra capacità relazionale e al contempo riusciremo a coinvolgere gli altri nella nostra missione. Integrare le capacità di Intelligenza Emotiva significa favorire la trasformazione delle competenze delle persone da hard skills, legate ad una visione fordista dell’organizzazione, a soft skills, necessarie per un’industria innovativa.

 

Uno scenario di collaborazione uomo – macchina

Che fare, quindi? Non ci resta che utilizzare le competenze umane per progettare e collaborare con le macchine. La progettazione di un sistema intelligente non ci esime da considerare le basi di quella che è l’interazione uomo – macchina e di come noi umani siamo abituati ad interagire con quello che ci circonda. Lato utente, poi, dobbiamo iniziare a non vedere più le macchine e i sistemi intelligenti come meri strumenti, ma come partner. Tecnologia non in sostituzione dell’umano, quindi, ma al nostro servizio con il fine di estendere quelle che sono le nostre capacità per compensare le nostre debolezze e compiere task in maniera più efficiente e veloce.

Un dato interessante emerge dall’analisi di un panorama fatto di soft skill e di nuove competenze tecnologiche: le imprese che meglio si stanno comportando su tematiche legate alla Trasformazione Digitale, sono proprio quelle che promuovono molto il lavoro in team, valorizzando la partecipazione dei lavoratori.

Si parla quindi di organizzazioni che abbandonano la vecchia gerarchia verticale per lasciare spazio a quella orizzontale, dove la leadership diffusa diventa centrale e dove le nuove tecnologie diventano un aiuto e un incentivo a mantenere attive le relazioni. Trasformazione che può essere possibile solo grazie allo sviluppo e all’integrazione di competenze “soft” che facilitino la collaborazione e la comunicazione nell’organizzazione e che rendano le persone più flessibili e veloci nell’accogliere i cambiamenti sempre più repentini.

La sfida che abbiamo di fronte non deve essere quella di una guerra tra le due intelligenze, ciascuna con i propri araldi e cantori, perché perderne anche una sola, renderebbe il nostro futuro più povero e squilibrato. Solo intrecciando i frutti più fecondi dell’intelligenza artificiale ed emotiva riusciremo ad esplorare nuove vie per il benessere e per una crescita davvero Intelligente.

 

Articolo della pedagogista Antonella Rita Pisu

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