La Costituzione italiana è la più bella del mondo

Articolo 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Bandiera italiana tricolore

Molti italiani conoscono questo articolo, ma tanti altri ne ignorano l’esistenza. Forse perché nessuno gliel’ha mai fatto leggere, o forse perché sono nati con questo diritto e quindi, per loro, è del tutto naturale che sia così.
Però, ancora una volta, ci accorgiamo di questo fondamentale diritto, sancito dalla nostra Costituzione e pensato bene dai nostri padri costituenti, quando ne abbiamo bisogno. Quando, improvvisamente, una malattia ci arriva tra capo e collo e dobbiamo ricorrere alle cure del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Ma a pensarci bene, siamo sicuri di usufruire in maniera corretta di questo diritto? Oppure, direi spesso, ne facciamo un uso improprio, togliendo spazio e tempo prezioso a chi ne ha effettivamente bisogno?
Purtroppo, diciamocelo, questa è la classica furberia tutta italiana: si bypassa il medico di famiglia perché al Pronto Soccorso le visite sono immediate e non si devono aspettare le lunghissime liste d’attesa del CUP (Centro unico di prenotazione). Si effettuano visite mediche, esami di laboratorio e consulenze specialistiche, talvolta senza pagare il ticket.
L’attenuante, forse, sono proprio le lungaggini delle liste d’attesa ed è qui che la nostra sanità sta cercando, ormai da anni, di vincere la scommessa. Ma non possono essere i Pronto Soccorso la panacea della pessima organizzazione della sanità territoriale. Perché, come si diceva prima, si toglie l’assistenza dell’emergenza-urgenza a chi ne ha effettivamente necessità.
Il sistema, a lungo andare, così non potrà reggere; anche se, comunque sia, la sanità italiana viene ancora classificata come una delle migliori del mondo e in altre zone del pianeta, anche in quelle con un tenore di vita più alto del nostro, un’assistenza sanitaria come la nostra è un lontano miraggio.

Provate a chiedere a un americano se può usufruire degli ospedali in maniera gratuita: da quelle parti prima ti chiedono la carta di credito, solo in seguito potrai accedere alle cure. Se per caso ti capita un incidente stradale, ti portano all’ospedale in coma e non puoi esibire i documenti o la carta di credito, ti operano d’urgenza, ti curano e poi ti mandano la fattura per centinaia di migliaia di dollari. Se non hai i soldi, uno stuolo di avvocati, in pianta stabile nell’organico degli ospedali, fanno presto a spillarti fino all’ultima goccia di sangue, è proprio il caso di dirlo, per recuperare il dovuto.
Sapere quanto costa effettuare un tampone negli USA? Circa 3.000 euro, mentre qui in Italia, quando si ha qualche linea di febbre, si pretende di effettuarlo come fosse un normale controllo della pressione arteriosa.
Provate a chiedere a un francese come funzione la loro sanità pubblica. Nel Paese transalpino, per qualsiasi prestazione sanitaria, per qualsiasi consulenza, per qualsiasi esame strumentale, prima anticipi di tasca tua e solo dopo che hai dimostrato di aver speso i quattrini per queste prestazioni sanitarie puoi ottenere il rimborso. Il problema è che molti cittadini francesi i soldi non li hanno, quindi o non fanno gli esami, oppure debbono richiedere l’assistenza pubblica; molto spesso non ottengono una risposta immediata, pertanto l’urgenza va a farsi benedire.
Per non parlare dell’assistenza in Gran Bretagna, che è migliore di quella americana ma non si discosta di molto; inoltre nel Regno Unito hanno carenza di medici e infermieri e debbono ricorrere a figure provenienti da altre nazioni, soprattutto dalla nostra Italia, di cui apprezzano la grande professionalità.

Pronto Soccorso

Ecco, solo in questi frangenti ci accorgiamo di questo (piccolo?) servizio che la nostra disastrata Italia ci regala.
È dunque arrivato il momento di fare una piccola riflessione: noi utilizziamo bene il Servizio Sanitario Nazionale, ma usufruiamo in maniera corretta dei nostri Pronto Soccorso?
Perché vi rifaccio questa domanda? Per un semplice motivo: sapete che da una ventina di giorni, periodo in cui ci è stata imposta una sorta di reclusione a causa del diffondersi del coronavirus, l’affluenza ai Pronto Soccorso è crollata del 70 %. Non si riscontrano più le pretese di molti cittadini che affollavano le sale d’attesa per le più disparate non urgenze che si possono risolvere consultando il medico di famiglia.
Ecco perché talvolta si presentano situazioni ingestibili nei Pronto Soccorso, con reazioni esasperate degli operatori sanitari. Come il clamoroso, comunque ingiustificabile, gesto di un infermiere al Pronto Soccorso del Santissima Trinità di Cagliari, che ha sferrato un calcio a un paziente che disturbava da ore, insultava e rendeva la vita difficile agli operatori sanitari e agli altri pazienti presenti, in composta attesa del proprio turno d’ingresso.
Facciamoci quindi un piccolo esame di coscienza.
Anche se, secondo il mio modesto avviso, la mia speranza resterà vana. Quando finirà l’emergenza coronavirus e sarà dimenticata la paura del contagio, che come si è appurato avviene proprio nei luoghi affollati come i primi presidi sanitari, la corsa al Pronto Soccorso riprenderà e forse si manifesterà in maniera più irruenta, perché probabilmente è stata solo rimandata.

La clausura che ci è stata imposta è sicuramente fastidiosa ma, paradossalmente, il coronavirus potrebbe indurci a riflettere e a farci capire quali sono le vere priorità e come utilizzare al meglio la nostra sanità.

Sandro Bandu

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