Mohammed Eldeeb, da Gaza a Decimomannu: una serata di testimonianza, speranza e resistenza

 

 

di Luisa Mura

 

Ci sono incontri che vanno oltre le parole, superano le distanze e riescono a creare legami capaci di attraversare confini e tragedie. La serata del 17 ottobre, organizzata dal Circolo Gramsci di Decimomannu e dedicata a Mohammed Eldeeb, al suo libro e alla sua famiglia, è stata uno di questi incontri.

Una serata intensa, partecipata, in cui la letteratura si è intrecciata con la testimonianza diretta, la solidarietà ha preso forma concreta e la voce di un uomo, collegato dalla sua tenda a Gaza, ha raggiunto il cuore di una comunità riunita per ascoltarlo.

In apertura, Brice Grudina ha pronunciato un proverbio africano che racchiude, nella sua essenzialità, una verità tanto antica quanto drammaticamente attuale: «Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata».

 

I relatori Brice Grudina e Johanna Casanova

 

Un’immagine potente, che ci invita a guardare oltre le contrapposizioni e le logiche di potere, per riconoscere chi paga davvero il prezzo dei conflitti: le persone comuni, le famiglie, i bambini, chi vede la propria casa distrutta, chi perde gli affetti, chi è costretto a vivere nell’incertezza e nella paura.

L’erba calpestata è fatta di vite reali, di sogni interrotti, di esistenze che resistono sotto il peso di una violenza che sembra non lasciare spazio al futuro.

È da questa consapevolezza che è iniziato il nostro incontro con Mohammed e con il popolo palestinese.

Un libro che è molto più di un libro

Al centro della serata, il libro di Mohammed Mohammed Eldeeb, One Soul: un’opera che non è soltanto il racconto di un’esperienza personale, ma un inno alla speranza, un manifesto di resistenza e resilienza.

Nelle sue pagine si intrecciano la memoria, il dolore, la dignità e la volontà di continuare a vivere, anche quando tutto intorno sembra voler cancellare ogni possibilità di futuro.

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La scrittura diventa così un atto di resistenza: raccontare significa sottrarre le proprie storie all’oblio, restituire un volto e una voce a chi troppo spesso viene ridotto a una cifra, a un’immagine fugace nelle notizie, a una vittima anonima di una tragedia senza fine.

Significa affermare che dietro ogni nome c’è una persona, dietro ogni famiglia c’è un mondo, dietro ogni vita ci sono desideri, legami e speranze che meritano di essere ascoltati.

Durante la serata abbiamo letto alcuni passaggi del libro e visto i video che Mohammed stesso, tra mille difficoltà, ha preparato per condividere con noi frammenti della sua realtà. Immagini e parole ci hanno permesso di accorciare, almeno per qualche momento, la distanza geografica e umana che separa la nostra quotidianità da quella di chi vive a Gaza.

A raccontare il percorso che ha portato alla realizzazione del libro è stata Nicoletta Congiu, che ha creduto nel progetto e lo ha sostenuto fin dall’inizio.

 

La moderatrice Luisa Mura e la promotrice dell’evento Nicoletta Congiu

 

La sua testimonianza ha restituito il senso di un sogno diventato realtà grazie alla perseveranza, alla fiducia e alla nascita di un legame profondo con Mohammed e con tutta la sua famiglia.

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Una relazione che, nel tempo, ha superato la semplice collaborazione e si è trasformata in un rapporto umano e affettivo, in cui la solidarietà non è rimasta una parola astratta, ma si è fatta presenza e condivisione.

Una tenda a Gaza, una comunità in ascolto

Il momento più atteso e commovente è stato il collegamento in diretta con Mohammed, dalla tenda in cui si trova a Gaza.

Per alcuni preziosi minuti, la sua voce ha raggiunto la sala, portando con sé una realtà che nessuna immagine può restituire interamente.

In quel collegamento si è concentrato il significato più profondo della serata.

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Non si trattava più soltanto di leggere un libro, ascoltare una storia o discutere di ciò che accade lontano da noi.

C’era una persona davanti a noi, con la sua famiglia, le sue difficoltà e la sua volontà di continuare a raccontare. C’era la possibilità di ascoltare direttamente chi quella realtà la vive ogni giorno.

La distanza non è scomparsa, ma per un momento è sembrata meno insormontabile.

La tecnologia, messa al servizio dell’incontro grazie al lavoro tecnico di Alessio Ortu, che ha curato il collegamento, la proiezione dei video e la fotografia, ha permesso alle parole di attraversare confini che la guerra rende ogni giorno più dolorosamente concreti.

A condurre la serata, insieme a chi scrive, è stato Brice Grudina.

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Le letture sono state affidate a Mara Boi, mentre il prezioso contributo di due traduttori ha reso possibile la comunicazione e la condivisione delle testimonianze.

Ogni intervento ha contribuito a costruire uno spazio di ascolto, in cui le parole hanno potuto incontrarsi nonostante le differenze linguistiche e geografiche.

Sono intervenute anche Johanna e Ronne, arrivate rispettivamente dalla Francia e dai Paesi Bassi, che hanno raccontato il loro rapporto con Mohammed e il percorso di raccolta fondi organizzato per sostenere lui e la sua famiglia.

 

Ronne Welleman

 

Le loro esperienze testimoniano come la solidarietà possa trasformarsi in un impegno concreto e duraturo, capace di coinvolgere persone e comunità anche molto lontane.

La solidarietà come responsabilità collettiva

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Quella del 17 ottobre non è stata soltanto una serata dedicata alla presentazione di un libro.

È stata un’occasione per riflettere sul significato della solidarietà e sul ruolo che ciascuno di noi può assumere di fronte alla sofferenza altrui.

Ascoltare una testimonianza significa accettare di lasciarsi interrogare.

Significa non distogliere lo sguardo, non abituarsi alle immagini della distruzione, non permettere che la ripetizione delle notizie trasformi il dolore in qualcosa di ordinario.

Significa riconoscere che la pace, la dignità e il diritto alla vita non possono essere considerati privilegi riservati ad alcuni.

Il Circolo Gramsci di Decimomannu, attraverso questa iniziativa, ha offerto uno spazio in cui la cultura ha potuto diventare incontro, consapevolezza e partecipazione.

Perché un libro può aprire una porta, una testimonianza può mettere in discussione le nostre certezze e una comunità può contribuire a mantenere viva l’attenzione su ciò che accade, alimentando una rete di vicinanza e sostegno.

Un ringraziamento particolare va al presidente del Circolo, Ottavio Schirru, per aver reso possibile questa opportunità, e a tutte le persone che hanno partecipato e collaborato alla riuscita dell’iniziativa.

Ma il ringraziamento più grande va a Mohammed, per aver condiviso con noi una parte della sua vita, e a Nicoletta, Johanna e Ronne, per l’impegno e la dedizione con cui hanno contribuito a trasformare un progetto in un legame concreto.

Perché nessuno sia soltanto erba calpestata

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Resta, alla fine della serata, la consapevolezza di aver condiviso qualcosa che va oltre il ricordo di un evento. Abbiamo ascoltato una storia, incontrato persone, riconosciuto il valore di una voce che continua a farsi sentire nonostante tutto.

Il libro di Mohammed ci ricorda che la speranza non coincide con l’assenza del dolore.

È, piuttosto, la capacità di custodire una possibilità anche quando la realtà sembra negarla.

La resistenza non è soltanto sopravvivere, ma continuare a testimoniare, a costruire legami, a difendere la propria umanità. La resilienza non cancella le ferite: è la forza, individuale e collettiva, di cercare una strada attraverso di esse.

Torniamo così al proverbio pronunciato da Brice all’inizio della serata.

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Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.

Ma quella stessa immagine ci pone una domanda: possiamo accontentarci di osservare ciò che accade, oppure possiamo scegliere di prenderci cura di quell’erba, di ascoltarne le voci, di difenderne il diritto a crescere?

Una serata come questa non può fermare da sola una guerra, né cancellare le sofferenze di un popolo.

Può però contribuire a rompere il silenzio, a contrastare l’indifferenza e a trasformare la commozione in responsabilità.

Può ricordarci che ogni gesto di vicinanza ha un valore, soprattutto quando si accompagna alla volontà di continuare a informarsi, testimoniare e agire.

Il 17 ottobre, a Decimomannu, abbiamo condiviso emozioni, parole e speranze.

 

Il Circolo “A. Gramsci” gremito e attento ad ascoltare con emozione la voce di Mohameed ElDeeb

 

Abbiamo compreso ancora una volta che la cultura non è separata dalla vita e che la solidarietà non è un sentimento da esprimere soltanto nei momenti di commozione: è una scelta da rinnovare ogni giorno.

Per Mohammed, per la sua famiglia, per Gaza e per tutto il popolo palestinese, l’augurio è che possa finalmente aprirsi un tempo di pace, dignità e libertà. E che il mondo sappia ascoltare, prima che altre vite vengano spezzate, prima che altre storie siano sommerse dal rumore delle armi.

Perché nessun popolo dovrebbe essere condannato a vivere sotto le macerie dei conflitti altrui.

E perché la speranza, quando diventa impegno condiviso, può continuare a mettere radici anche nella terra più ferita.

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2 pensieri riguardo “Mohammed Eldeeb, da Gaza a Decimomannu: una serata di testimonianza, speranza e resistenza”

  • 20 Ottobre 2026, 7:39 in 7:39
    Permalink

    Leggere questo articolo da Gaza è per me un’emozione difficile da descrivere. Vedere la mia storia, il mio libro ONE SOUL e ciò che abbiamo vissuto durante la serata a Decimomannu raccontati e condivisi anche attraverso queste pagine significa davvero molto per me.

    Grazie di cuore a Vulcano Notizie, alla redazione e a chi ha dedicato tempo e attenzione alla mia storia. Per me non è semplicemente un articolo: è un altro ponte tra Gaza e la Sardegna, e un modo per far viaggiare parole e testimonianze anche quando io, personalmente, non posso ancora farlo.

    Grazie anche a tutte le persone che hanno reso possibile la presentazione di ONE SOUL e a chi continua ad accompagnare me e la mia famiglia con affetto, rispetto e umanità.

    Spero che ONE SOUL possa continuare a raggiungere nuove persone e ricordare che, anche nelle circostanze più difficili, restano ancora sogni da proteggere e un futuro da costruire.

    Con profonda gratitudine da Gaza,
    Mohammed Mohammed ElDeeb
    Autore di ONE SOUL 🤍🇵🇸🇮🇹

    Risposta
  • 20 Ottobre 2026, 8:03 in 8:03
    Permalink

    Vorrei aggiungere solo una cosa che per me è molto importante: ONE SOUL non racconta soltanto ciò che ho vissuto, ma sostiene anche ciò che sto cercando di costruire. Il mio prossimo grande obiettivo è continuare i miei studi attraverso una borsa di studio e costruire, attraverso l’istruzione e il mio lavoro, un futuro più stabile per me e per la mia famiglia.
    Grazie ancora a chi sceglie di credere non soltanto nella mia storia, ma anche in ciò che può ancora diventare. 🤍

    Risposta

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