Coscienza e memoria. Il contributo di Jon Fosse e di Patrick Modiano

 

 

di Giancarlo Pillitu

 

Stiamo vivendo in un periodo cruciale, nel quale i temi della guerra, dell’ambiente, dell’economia e dell’intelligenza artificiale si intrecciano e convergono nel macrotema della coscienza, fenomeno tipicamente, e forse unicamente, umano. Ci si interroga incessantemente su che cosa sia la coscienza. E parallelamente scienziati e filosofi cercano di risolvere l’enigma posto dall’intelligenza artificiale: riuscirà o meno a sviluppare una coscienza? 

Si ha l’impressione che la letteratura, più che la scienza e la filosofia, riesca a rendere conto della complessità della coscienza e degli altri fenomeni mentali ad essa connessi, soprattutto la memoria.  È dunque il caso di chiedersi quale sia il rapporto tra la coscienza e la memoria. E preliminarmente: che cos’è la memoria? Un passivo deposito di dati o una funzione della coscienza? La letteratura ci indirizza verso una definizione della coscienza legata al suo rapporto con la memoria. Le due attività della mente, infatti, tendono a coincidere.

Nella più recenti espressioni della letteratura contemporanea possiamo individuare due modalità del rapporto tra la coscienza e la memoria: il flusso di coscienza,  praticato dallo scrittore norvegese Jon Fosse (Strandebarm, Norvegia, 1959; Premio Nobel per la Letteratura 2023), e l’“eterno ritorno”, ricercato dallo scrittore francese Patrick Modiano (Boulogne-Billancourt, Francia, 1945; Premio Nobel per la Letteratura 2014).

 

Memoria e trascendenza

 

 Jon Fosse ricorre al flusso di coscienza guidato da una memoria “percettiva” che vive il presente attraverso il filtro del passato, in un continuum spazio-temporale nel quale presente e passato si mescolano continuamente, sino a confondersi agli occhi dello stesso protagonista.

 Nel suo percorso narrativo-esistenziale la memoria dirige la percezione del presente, rendendolo indistinguibile dai ricordi del passato e dalle proiezioni dell’immaginazione. Nel flusso di coscienza l’immaginazione non è rivolta verso il futuro, ma guarda al presente, che viene integrato, arricchito e adattato alle sensazioni del soggetto-artista. 

Nel flusso di coscienza non si può sapere se il passato venga ricordato o immaginato. Ma tale sovrapposizione non costituisce un problema, perché ciò che conta è vivere a cavallo tra l’immanenza e la trascendenza. Il flusso di coscienza, infatti, sembra perseguire lo scopo di legare l’immanenza alla trascendenza, facendo rimbalzare l’una sull’altra, al di là del dualismo ontologico e del monismo panteistico: “mi immergo sempre più profondamente in ciò che vedo, in ciò che è più grande della vita”.

 

Salvador Dalì. La persistenza della memoria, 1931. (Olio su tela, 24,1 x 33 cm New York. Museum of Modera Art).

 

Memoria e disalienazione

 

Per Patrick Modiano il ruolo della memoria consiste nell’opera di recupero dell’integrità del soggetto. A questo scopo, la coscienza lavora a posteriori per ritrovare la sua armonia e il suo equilibrio.

Modiano affida alla memoria il compito di disalienare la coscienza. La memoria descritta nei suoi romanzi ha un carattere storico e si impegna nella ricostruzione del passato attraverso la rievocazione di ricordi che riaffiorano da un mondo perduto. 

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Il procedimento seguito da Modiano è narrativo-razionale. Il passato è una parte dimenticata del nostro io. È necessario ricostruirla come un puzzle per superare lo stato di alienazione del soggetto.

L’esercizio della memoria è una prassi di smascheramento del presente, che appare come la dimensione unica e assoluta del tempo e della vita, per rivelare la sua derivazione dal passato. La memoria storica di Modiano consiste in un “eterno ritorno” che consente di rivivere il passato e di acquisire una maggiore autoconsapevolezza: “Ho avuto la certezza di essere tornato nel passato, grazie a un fenomeno che si potrebbe chiamare l’eterno ritorno, o semplicemente che il tempo per me si fosse fermato in un periodo preciso della mia vita”.

 

Coscienza e intelligenza artificiale

 

Il fenomeno della coscienza, descritto dalla letteratura, è estremamente complesso e variegato. L’identità è un costrutto della coscienza in continuo divenire. Non esistono scopi pratici all’origine del processo della coscienza, che è fine a se stesso. 

Per questo motivo, appare molto improbabile che gli algoritmi che stanno alla base di una macchina anche molto sofisticata – anzi, proprio perché molto sofisticata – possano sviluppare quell’errare – che è un vagare anche in senso spazio-temporale – e quell’errore – dal punto di vista evoluzionistico – che definiscono l’avventura della coscienza. 

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Perché, infatti, una macchina dovrebbe coltivare il gusto dell’avventura priva di scopo? Soltanto un essere umano con tutta la sua imperfezione, che è anche il suo patrimonio di senso, può assaporare il piacere dell’inutile, che costituisce l’essenza della sua vita e della sua coscienza.

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