“Provaci ancora”: l’amore shakespeariano ai tempi della prosa contemporanea

«Venite gente e amatevi se potete!»
Spettacolo teatrale "Provaci ancora" - © foto Batisfera Teatro
Una scena di “Provaci ancora” – © Batisfera Teatro

Il richiamo che lo spettacolo teatrale Provaci ancora manda al suo pubblico è già indicativo dei caratteri peculiari del suo breve ma intenso svolgimento: romanticismo disincantato, smontato, rimontato davanti agli occhi dello spettatore e spirito circense ed esuberante nella sua essenziale messa in scena. La commedia è arrivata a Cagliari il 14 febbraio, il giorno diSan Valentino, una data non casuale essendo lo spettacolo basato sull’opera romantica per antonomasia, la shakespeariana Romeo e Giulietta.

La libera interpretazione di questo classico ha trovato un suo “palco” ideale nell’ex sede dell’Istituto Artistico in Piazza Dettori, rinominata “Ex Art- Spazio Culturale Polivalente”, perché autogestito da più associazioni culturali. Le compagnie teatrali operanti all’interno dell’edificio sono attualmente LucidoSottile, Teatro Impossibile e Batisfera; quest’ultima ha promosso e ospitato lo spettacolo livornese nell’Ex Art Teatro,uno spazio scenico efficacemente adibito con qualche spalto che trasmette al pubblico un senso di calore e familiare intimità.

Provaci ancora nasce dalle menti di Francesco Cortoni e Alessia Cespuglio e si sostiene su una messa in scena molto basica ma incisiva. Due attori (lo stesso Cortoni e Silvia Lemmi), un vecchio lenzuolo e quanto basta per dare allo spettacolo un tocco comico-grottesco, sono gli elementi che trasmettono la storia metateatrale di Giannozzo e Mariotta. I due sono una coppia di teatranti che ogni sera replicano lo spettacolo del Bardo ma la storia d’amore più famosa del mondo appare ormai priva di significato per il pubblico e soprattutto per la stanca Mariotta. Nasce così un comico conflitto tra scena e quinte ‒ abilmente incarnate dalle ombre dietro al lenzuolo sul fondale ‒ che porta i due a provare e riprovare ad averla vinta sul destino dello spettacolo ma soprattutto sul destino del loro amore. Giannozzo vuole far proseguire quella che per lui è una commedia e cerca di tenere con sé Mariotta, questa invece vuole chiudere per sempre il sipario su quella che per lei è una tragedia. Tragedia e commedia, attori e personaggi, amore teatrale e amore reale: il confine tra queste realtà si sfuma fino a farle fondere e confondere. Lo spettacolo, grazie a tante risate, dà nuova collocazione ai dialoghi più iconici di Romeo e Giulietta e induce gli spettatori a riflettere sulla natura dell’amore.

Nel 2010 lo spettacolo è stato vincitore del Premio “Giovani Realtà del Teatro” con la seguente motivazione: «Il lavoro esprime il raggiungimento di gradi di tecnica attoriale diversi e progressivi. L’elemento ironico e dissacrante non svilisce lo studio approfondito dell’originale Shakespeariano, anzi lo presuppone necessariamente. Va valutata anche la capacità straniante di trasferire il dramma originario in contesti originali».

Le luci sature, i suoni surreali e la dissacrante prosa del teatro riescono a spezzare l’incantesimo (maleficio?) che ci porta a ritenere la dimensione amorosa come perfetta e cristallina, mostrandone invece i lati grotteschi, spesso miseri e insensati. Ma ci saluta ricordandoci quanto tutto questo sia, citando l’omonima canzone di Domenico Modugno che chiude lo spettacolo, meraviglioso.

Marta Melis

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