Gli uomini non traggono mai insegnamento dal passato e ricadono sempre nello stesso errore

 

 

di Sandro Bandu

 

Ero poco più che un ragazzo quando nell’aprile del 1975 si pose fine alla guerra in Vietnam (all’epoca diviso tra il Vietnam del Nord, sotto influenza sovietica, e il Vietnam del Sud alleato degli Stati Uniti e altre forze occidentali); la drammatica vicenda si concluse con la caduta del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza di Hanoi.

Fu un conflitto sanguinoso che durò quasi vent’anni, si svolse prevalentemente nel Vietnam del Sud – al termine si contarono più di 3 milioni di morti tra militari e civili, pensate, solo gli USA persero quasi 60mila soldati – e lasciò un paese ridotto in macerie.

Gli Stati Uniti subirono la prima vera sconfitta politico-militare della propria storia e dovettero accettare il totale fallimento dei loro obiettivi politici e diplomatici.

Ripeto, ero poco più che un ragazzo nel 1975 e quello che mi colpì in un giornale dell’epoca fu una vignetta dove veniva rappresentato un paese in rovina e i poveri vietnamiti, desolati tra le macerie delle loro città, salutavano gli aerei americani che abbandonavano il Vietnam e rientravano mestamente negli USA.

La morale della vignetta era questa: “Grazie americani per aver esportato la vostra democrazia, voi ve ne andate e noi adesso dobbiamo leccarci le ferite e ricostruire la nostra nazione”.

Ho fatto questa premessa perché è proprio vero che l’essere umano non trae mai insegnamento dal passato e ricade sempre nello stesso errore.

Oggi a Gaza, come d’altronde in Ucraina e in altre parti del mondo, vi è la stessa situazione, forse anche peggio: una striscia di territorio di circa 360 chilometri quadrati, poco più grande dell’isola di Malta che ha un’area di 316 chilometri quadrati, rasa al suolo e ridotta letteralmente in macerie che riporta alla memoria la celebre poesia San Martino del Carso, scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1916, più di un secolo fa ma terribilmente attuale: “Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro…”.

A Gaza, purtroppo, non sono rimasti in piedi neanche i muri: le case, le scuole, gli ospedali, intere città non esistono più e i quasi due milioni di abitanti debbono arrangiarsi e sopravvivere in tendopoli tra mille problemi e, nel frattempo, l’inverno è alle porte…

Negli articoli dei nostri redattori Gianni Rallo e Federico Pani, che troverete nelle pagine successive, potete farvi un’idea sui perché di queste guerre che a noi comuni mortali, comodi nelle nostre belle e intonse città, possono sembrare insensati frutti di incomprensibili follie e non possiamo far altro che inorridire davanti alle terribili immagini trasmesse dai nostri telegiornali.

In questi articoli vi sono delle considerazioni che spiegano i veri motivi delle varie guerre che si stanno svolgendo in molte regioni del nostro pianeta, non solo a Gaza o in Ucraina: dietro le quinte delle guerre vi è una regia ben precisa dei potentati politici ed economici mondiali, soprattutto dei mercanti di armi, che sono lontani dai teatri di guerra, ma che con cinismo e senza scrupoli muovono i fili dell’economia mondiale, determinando anche i nuovi confini tra le nazioni, a discapito delle malcapitate popolazioni, per i loro insaziabili interessi.

Diceva Pablo Neruda: “Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi… per gli interessi di persone che si conoscono, ma non si uccidono”.

 

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