La festa di Santa Greca tra erbe, profumi e colori

 

 

a cura di Carla Cossu

 

Questo mio contributo, dal punto di vista etnobotanico, dedicato alla conoscenza delle erbe e dei loro usi che rientrano nella tradizionale festa di Santa Greca, vuole essere semplicemente un modo per aggiungere nuove informazioni a quanto già noto su questo argomento.

La festa di Santa Greca, che si tiene a Decimomannu l’ultima domenica di settembre, è una delle feste più sentite di tutta la Sardegna.

Ogni anno attira migliaia di persone provenienti da tutta l’isola e non solo, attratte sia dalla venerazione per la santa sia dalle numerose bancarelle di ambulanti e di artigiani, dalle locande e da diversi intrattenimenti.

Un misto di sacro e profano caratterizza sin dal passato questa festa ma non ha mai inciso sulla devozione verso la santa, come già racconta il Canonico Giovanni Spano in un suo scritto del 1876 a proposito della nostra festa: “Viene questa chiesa visitata da un immenso numero di fedeli… come in pellegrinaggio. Questo gran concorso di persone di ogni ceto e qualità può distinguersi in tre classi, cioè in quella dei veri devoti, in quella dei merciaiuoli, ed in quelle di mariuoli e scrocconi”.

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Attraverso i racconti degli anziani, e anche dei meno anziani, ho cercato di scoprire quali piante caratterizzavano questa solennità.

Secondo testimonianze orali, tramandate di generazione in generazione, si ricordano, soprattutto sa menta ‘e arriu, la menta acquatica e su sèssini, una delle tante specie di giunco, due piante indispensabili per realizzare sa ramadura, uno dei riti più affascinanti e diffusi di tutta la Sardegna.

Ramadura o arramadura è il nome dell’usanza di spargere nelle strade, in segno di devozione prima del passaggio delle processioni religiose, rami e rametti di piante aromatiche come menta, mirto, rosmarino ecc. che si avevano in casa o si andava a raccogliere in campagna e lungo i corsi d’acqua. Negli ultimi tempi, però, oltre alle erbe aromatiche sono stati aggiunti fiori vivacemente colorati e profumati.

La menta acquatica, Mentha aquatica L., menta ‘e arriu, è una pianta erbacea, molto aromatica che cresce lungo i corsi d’acqua e, come detto prima, componente essenziale per preparare sa ramadura.

È conosciuta sin dal passato come pianta medicinale e religioso-magica.

A scopo curativo si usava l’infuso delle foglie per calmare i dolori di stomaco, le nausee e favorire la digestione; mentre le foglie masticate curavano l’alitosi.

Veniva e viene ancora usata nei riti di purificazione e di guarigione, per via del suo forte aroma che come il forte aroma dell’incenso diventa simbolo di devozione.

Lo zigolo comune, Cyperus longus L., sèssini, è una pianta acquatica che vegeta lungo le sponde dei corsi d’acqua, degli stagni e delle paludi.

Le parti utilizzate per sa ramadura sono le foglie, lunghe e morbide, e i fusti, utilizzati anche nell’arte degli intrecci per realizzare cestini, corde e legacci.

Secondo tradizione, a Decimomannu, il giorno prima della festa le persone che abitavano nelle strade scelte per il passaggio della processione andavano presso il Rio Flumineddu, situato nelle vicinanze della chiesa, a raccogliere la menta e il giunco.

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La domenica mattina, prima della processione, si bagnava la strada, quando questa non era ancora asfaltata, per meglio trattenere le piante da utilizzare.

Successivamente si spargevano le foglie e i fusti di giunco, che dovevano formare un fitto tappetto verde, poi abbellito da numerosi fiori colorati e profumato con grandi quantità di menta ‘e arriu.

Al passaggio della processione il corteo dei fedeli, preceduto dalle confraternite che sorreggevano il simulacro di Santa Greca, calpestando sa ramadura favoriva il disperdersi dei profumi delle erbe e dei fiori nell’aria, onorando in questo modo la santa.

Secondo alcuni studiosi (Pillai, 2008) questo rito si rifà al mondo bizantino.

Non dobbiamo, infatti, dimenticare che i bizantini arrivati in Sardegna portarono la loro cultura e le loro tradizioni che i sardi impararono a fare proprie.

Tra i riti bizantini, infatti, era consuetudine spargere erbe aromatiche (menta e basilico) e addobbare le strade in occasione delle sfilate dell’imperatore, o al passaggio di magistrati o comandanti militari per onorarli.

Con la diffusione del cristianesimo in Sardegna, anche il popolo sardo acquisisce questa usanza rivolta però a venerare i santi, Gesù e la Madonna durante le processioni.

Alcune notizie, prive di riscontro, riportano di come “sa ramadura” fosse realizzata per coprire gli odori degli animali che trasportavano i carri addobbati a festa (traccas) durante le processioni. 

Per questo mi sono chiesta: se l’unico scopo di questa tradizione era quello di coprire i cattivi odori che lasciavano gli animali, perché farla nelle processioni, come quella del Corpus Domini, dove gli animali non c’erano?

Da queste testimonianze documentate, si evince che la consuetudine di realizzare il rito della ramadura, tramandata attraverso i secoli, meglio si rifà all’atto di rendere omaggio alla figura religiosa che in quel momento si va a onorare.

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Ogni anno per la festa di Santa Greca si ripeteva un’altra antica usanza, ormai dimenticata, descritta anche dal Canonico Giovanni Spano, che consisteva nel realizzare una sorta di riparo davanti alla lolla della chiesa: “Davanti a questo vestibolo, nel tempo della festa se ne aggiunge un altro formato con travicelli a guisa di pergola e coperto con frasche per starvi le persone all’ombra in tempo di sole, e per ricoverarsi in tempo di pioggia. Questo si rinnova tutti gli anni per voto fatto dai giovani (bagadius) che con carri trasportavano la legna e le frasche dal salto”.

Probabilmente questa legna e le frasche venivano raccolte a Pranu Mannu, conosciuto dai decimesi come su sattu o pranu, zona fuori dal centro abitato, che nei tempi passati era ricca di una folta vegetazione comprendente anche alberi come lecci, sughere ecc., utili per formare le travi, e pioppi e salici presenti lungo i corsi d’acqua, le cui fronde si prestavano per realizzare le coperture.

Anche le canne domestiche (Arundo donax L.) non potevano mancare alla festa di Santa Greca. Crescevano in abbondanza lungo i due fiumi, Riu Flumineddu e Riu Fluminimannu, e assicuravano la materia prima per realizzare ripari e le locande dove si degustavano i tipici piatti sardi.

Le stesse canne venivano usate anche per addobbare le strade e l’ingresso delle case a festa.

Un ricordo che solo pochi sono riusciti a tramandare risale a un fatto accaduto mesi prima dell’Incoronazione della Santa, avvenuta il 30 settembre 1928. Si racconta che il parroco D. Raimondo Maxia donò agli abitanti del paese dei semi di zinnie da piantare e far crescere in tempo per la festa di Santa Greca.

Lo scopo era quello di utilizzare i fiori vivacemente colorati che sarebbero sbocciati, per addobbare la chiesa in quel particolare giorno di festa.

Scelse la zinnia forse perché è una pianta da fiore a crescita rapida e di facile coltivazione, la cui fioritura è concentrata tra i mesi di giugno ottobre, per cui si prestava bene per quell’occasione.

Concludo riportando l’ultimo verso de is goccius di Santa Greca, dove si menzionano le erbe medicinali che probabilmente venivano coltivate e utilizzate nei tempi antichi anche dalle monache del convento attiguo alla chiesa per curare le malattie in nome della Santa:

 “Clamoris universalis

Ti celebrant portentosa:

Sendu de Gesus Isposa

Dàs erbas medicinalis:

Sanendu funestu malis

De grazias operadora.

Sias de sa devota genti,

Sant’Arega intercessora”

 

 

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