Perché l’anguria è il simbolo della lotta contro l’occupazione di Gaza?
di Maurizio Liscia
In un mondo dove le immagini parlano più delle parole, l’anguria è diventata molto più di un frutto estivo. Simbolo vivace e silenzioso della causa palestinese, questo frutto è oggi emblema della resistenza contro l’occupazione, in particolare nella Striscia di Gaza.
Ma come ha fatto un semplice cocomero a diventare portavoce di una lotta politica e identitaria?
La risposta affonda le radici nella storia recente del conflitto israelo-palestinese.
Dopo la guerra del 1967, Israele occupò la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, e proibì in molte aree l’esposizione pubblica della bandiera palestinese.
Non solo il vessillo, ma anche la semplice combinazione dei suoi colori – rosso, verde, bianco e nero – poteva essere considerata un atto sovversivo.
In risposta a questa censura, artisti e attivisti palestinesi adottarono l’anguria come simbolo alternativo: la sua polpa rossa, i semi neri, la buccia verde e la scorza bianca riproducono perfettamente i colori vietati.
Dipingerla, indossarla, perfino esporla nei mercati diventò così un atto di disobbedienza creativa, un modo per affermare l’identità nazionale senza usare parole o bandiere.
Negli ultimi anni, questo simbolo è tornato con forza sui social media, nei manifesti e nelle opere d’arte contemporanea.
In tempi di censura o repressione, l’anguria permette di esprimere solidarietà in modo implicito ma potente.
È una forma di resistenza culturale che sfida l’oppressione attraverso l’immaginazione.
L’anguria pertanto non è solo un frutto: è un messaggio.
Ricorda che anche i gesti più semplici, come disegnare una fetta di cocomero, possono diventare atti di coraggio e memoria collettiva.
Un modo per dire: “Noi esistiamo. E resisteremo.”
Oggi, nelle manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo, soprattutto tra i giovani, l’anguria è tornata protagonista.

Cartelloni e murales la raffigurano in versioni sempre nuove: stilizzata come un cuore, trasformata in bandiera, o accompagnata da slogan che richiamano libertà e giustizia.
Questa rivisitazione creativa ne rafforza il significato: non è solo un simbolo del passato, ma un linguaggio vivo, condiviso tra generazioni e culture.
Con fierezza, i giovani la portano come segno di resistenza e speranza.





