La festa di Santa Greca del 1922

 

di Tomaso Fenu

 

Che la festa di Settembre di Santa Greca sia conosciuta e rinomata in tutta la Sardegna da tantissimo tempo, è cosa nota a tutti, ma forse non tutti sanno, soprattutto i più giovani, che alcune foto scattate nel 1922 sono arrivate persino negli Stati Uniti.

Infatti nel gennaio del 1923 il famosissimo mensile “The National Geographic Magazine”, stampato a Washighton, pubblicò un bellissimo articolo sulla Sardegna a firma del Prof. Guido Costa, intitolato “The Island of Sardinia and Its People” (l’isola di Sardegna e il suo popolo), sottotitolato “Traces of Many Civilizations to Be Found in the Speech, Customs, and Costumes of This Picturesque Land”  (Tracce di molte civiltà, lingue, usi e costumi di questa pittoresca terra) corredato da ben 81 fotografie del fotografo Clifton Adams, di cui 16 colorate, per la maggior parte a tutta pagina, tre di quelle fotografie rappresentano alcuni momenti delle festa di Santa Greca in quell’anno.

 Nell’articolo non si parla del paese di Decimomannu nè della festa di Santa Greca, ma a pagina 56 racconta che da giugno a ottobre il calendario sardo contiene numerose feste.

I santi, sono tenuti in grande considerazione, ma la religione è più che altro una scusa per festeggiare, fare musica, esibire sfarzo e accendere rivalità.

Gli spagnoli, asserisce l’articolista, sono in gran parte responsabili di questo tratto di carattere dei sardi.

Intere famiglie di contadini pensano alla festa con due o tre mesi di anticipo.

Conservano ogni centesimo e sopportano grandi sacrifici con l’unico obiettivo di spendere in un giorno di festa quello che hanno accumulato durante le settimane di sacrificio.

Viaggiano da luoghi lontani in carri trainati da buoi o cavalli, coperti con tende a forma di tunnel per ripararsi dal sole.

I carri dei contadini sono arredati da un paio di sedie fatte in casa fissate saldamente ai lati del carro per la padrona e qualsiasi altro personaggio importante della famiglia.

Gli altri si accomodano come possono su materasso o cuscini.

Il carro è ingombro di tesori domestici: bisacce piene con formaggi, pane, patate, agnelli o capretti pronti già macellati, ma non ancora cucinati, pentole metalliche e di terracotta, inoltre usano legare sotto il carro il cane di solito magro e denutrito, che è costretto al trotto sotto il carro, il povero animale viene poi legato con una corda corta ad un albero.

 

La didascalia della foto n. 1 spiega “contadini accampati nel letto asciutto di un torrente di Decimomannu durante la festa di Santa Greca“.

 

 

La didascalia della foto n. 2 fa sapere che “All’annuale festa di Santa Greca le famiglie contadine vengono a Decimomannu con i loro carri e rimangono due o tre giorni. Essi campeggiano vicino al paese e preparano arrosti di maiale e di pecora nei loro fuochi – Una fisarmonica o altro strumento musicale è indispensabile come gli utensili da cucina”.

 

 

La didascalia della foto n. 3 spiega di “Un gruppo di contadini in campo durante la festa di Santa Greca. Molte famiglie del Campidano, a nord di Cagliari, dotate di utensili da cucina e strumenti musicali campeggiano per tutta la durata della festa” e rimanda al testo di pagina 56.

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Dopo una breve presentazione della Sardegna e una descrizione della situazione dell’Isola, i cui abitanti, secondo il prof. Costa sono, cortesi ed ospitali, il lungo articolo è suddiviso in brevi capitoli che sono: 

– “L’immigrazione e le automobili fanno il futuro in Sardegna”; “La Sardegna ritorna all’Italia?”; Cinque mesi all’anno senza piogge”; “Lo sviluppo dipende dai quattro fiumi”; “La Sardegna in attesa di avere laghi artificiali più grandi in Europa”; “Il mare scava un futuro alla provincia meridionale; “L’Isola è circondata da molte isolette”; “L’antica Roma ha lasciato la sua indelebile impronta”; “Due antichi castelli sardi figurano nell’opera di Dante”; “La storia del Medioevo è nebulosa”; “Varietà di modi e di abitudini”; “Un po’ di vecchia Spagna è stata trasportata in Sardegna”: “Famosi romanzeri descrivono soltanto una fase della vita dei Sardi”; Le strade hanno ai lati siepi di fichi d’india” e “Sa Lolla è l’orgoglio delle donne campidanesi”.  

Il lungo articolo è corredato da 65 foto in bianco e nero, alcune piccole, altri in formato grande, e 16 foto a colori di grande formato, a piena pagina che rappresentano costumi sardi, scene pastorali e scorci di panorami che oggi non esistono più.

 

Guido Costa, chi era?

GUIDO COSTA (Sassari 1871 – Cagliari 1951) figlio dello scrittore e storico sassarese Enrico Costa, trasferitosi a Cagliari ai primi del Novecento, fu insegnante di lingua e letteratura inglese, appassionato di fotografia (pare essere stato fondamentale l’incontro con Clifton Adams della redazione del National Geographic) e giornalista pubblicista. Fu inoltre collaboratore della rivista Mediterranea, dell’Unione Sarda e occasionalmente del torinese L’Illustrazione che pubblicavano regolarmente anche le sue immagini. La sua conoscenza per le lingue e la vocazione filantropica lo avvicinarono alla Croce Rossa Italiana di cui fu anche dirigente. Si cimentò inoltre anche nell’arte pittorica e in quella musicale, organizzando serate in cui suonava il piano e proiettava immagini da lui stesso scattate. Fu senza dubbio una figura poliedrica nella Sardegna della prima metà del ‘900 che contribuì attraverso scritti e immagini alla conoscenza della propria terra.

 

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